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giovedì 3 luglio 2025

Google è sempre più confuso...

ATTENZIONE, SPOILER SUL MANGA/ANIME DORORO! L'altro giorno faccio una ricerca sul manga Dororo, perché mi servivano alcune informazioni (data di pubblicazione manga, anime, etc...). Poi vedo che l'IA di Google se ne viene fuori con questa perla:
Di fatto l'IA riesce a contraddirsi in 4 righe, e spoilera pure un dettaglio piuttosto importante della storia (non fondamentalissimo, ma vabbè...). Ebbene, Dororo è una bambina/ragazza, su questo non c'è alcun dubbio, vive come un bambino per evitare malintenzionati (per quanto anche i maschi, all'epoca, non è che fossero al riparo dai pedofili). Non c'è nessuna "identità di genere", o almeno non certo in questo caso: Dororo non crede di essere un maschio, sa bene di essere una femmina, sa solo che gli è più conveniente fingere di essere un maschio. Dororo è un manga scritto negli anni '60, pubblicato su una rivista per bambini/ragazzi, di sicuro l'autore (Tezuka) non aveva intenzione di farci un manga sull'identità di genere, nemmeno vagamente. Al massimo può averlo fatto in altri manga, successivi, per un pubblico adulto, ma questa è un'altra storia.

mercoledì 21 febbraio 2018

Google is not evil (seeee, magari...)

 Di recente Google ha fatto qualche cambiamento a YouTube...
Probabilmente sei già a conoscenza degli aggiornamenti al Programma partner di YouTube (YPP) che abbiamo annunciato di recente. Abbiamo apportato queste modifiche per contrastare un picco di comportamenti illeciti su YouTube da parte di utenti malintenzionati che svolgevano attività di spam, furto di identità e ricaricamento non autorizzato di video. Il nostro obiettivo è garantire un ecosistema sano che consenta ai creator originali di crescere e prosperare.

"Garantire un ecosistema sano che consenta ai creator originali di crescere e prosperare", dicono...Ed ecco perché:

A partire da oggi, il tuo canale non avrà più accesso agli strumenti di monetizzazione associati al Programma partner di YouTube perché non ha raggiunto la nuova soglia, che prevede 4000 ore di tempo di visualizzazione negli ultimi 12 mesi e 1000 iscritti.
...ecco perché me lo mettono in culo, e lo mettono in culo a migliaia (se non milioni di piccoli canali con meno di 1000 iscritti...Loro suppongono che un canale mignon non possa produrre contenuti originali...Non che abbia mai visto un cent dai video caricati sul mio canale, ma metti caso che un mio video in futuro abbia milioni di visualizzazioni, io non potrei ricavarci un tubo perché non ho almeno 1000 iscritti. Ah, ottimo direi, ti passa pure la voglia di caricare video sul Tubo!!
Che gran massa di figli di puttana...

giovedì 28 dicembre 2017

Perché arricchire chi è già (stra)ricco?

Se vedeste due persone che fanno l'elemosina, uno vestito con un abito firmato e l'altro con stracci, a chi dareste l'obolo? Evidentemente a quello che pensate ne abbia più bisogno, logico.
Se invece vorreste comprare qualcosa, e ci sono 2 negozi in città, l'uno accanto all'altro, uno rischiarato da luci al neon, cartelloni sgargianti, commesse di bell'aspetto, mentre l'altro dall'aspetto più dimesso, illuminato da luci fioche, una sola commessa dall'aspetto normale, dove andreste a fare acquisti, anche considerando che i prezzi siano praticamente uguali? Quasi sicuramente la maggior parte delle persone andrebbe nel primo negozio, e quasi sicuramente nel giro di poco tempo rimarrebbe aperto solo quel negozio, in quanto il secondo non riuscirebbe a guadagnare abbastanza per rimanere aperto. Logicamente si potrebbe dire che il secondo negozio avrebbe potuto seguire le orme del primo, ed avrebbe (in teoria) avuto uguale successo. Il problema è che non è detto che il secondo negozio sarebbe riuscito nell'intento, soprattutto se il primo aveva già conquistato parecchi clienti.
Nella cittadina ora è rimasto solo quel negozio, sempre più popolare, ed i proprietari sono chiaramente sempre più ricchi. Certo, in futuro potrebbero apparire diversi concorrenti, ma non è detto che si riesca a creare una situazione di equilibrio in cui 2 o più parti riescano a coesistere e sopravvivere.
Da un lato è il motivo per cui ad esempio ci sono leggi che regolano il numero di farmacie in un determinato comune, in modo da evitare una concentrazione troppo elevata sul territorio, concentrazione che potrebbe portare ad una situazione in cui c'è troppa concorrenza (per assurdo la poca concorrenza può far male al mercato ed all'utenza, ma anche una concorrenza serrata non porta sempre vantaggi).
Il problema è anche che normalmente le persone tendono a scegliere ciò che è per loro più popolare, più alla moda, più "in", uniformandosi talvolta ai gusti della massa. Il che porta chiaramente al "successo" di un particolare servizio, negozio, artista e via dicendo a sfavore di tutti gli altri. 
Per chiarire maggiormente: la gente compra i mobili da Ikea, e compra solo là perché ormai conosce il brand, e si fida solo di quello. Anche se ci fossero realtà in cui allo stesso prezzo si comprano mobili di migliore qualità, molta gente continuerà comunque a comprare là. Questo per varie ragioni:
1) la gente è pigra, non ha voglia di girare una miriade di negozietti
2) la gente conosce solo quel brand, e non si chiede se esistano alternative migliori o più economiche
3) il brand è già così "potente" da potersi permettere un marketing che altre aziende non possono permettersi.
Tra parentesi Ikea può permettersi certi prezzi ed i costi del marketing anche perché sembrerebbe che riesca ad eludere la tassazione europea per circa UN MILIARDO DI EURO (niente male), in un periodo di soli 5 anni! Rispetto ad aziende simili che non riescono ad utilizzare strumenti simili per abbassare le tasse dovute nei vari paesi, appare chiaro che Ikea ha dalla sua un vantaggio abissale!
Ikea poi ha un fatturato globale molto elevato, ed in costante crescita di anno in anno: in pratica stiamo arricchendo sempre di più un'azienda già in ottima salute, che pure elude le tasse! Qualcuno mi potrebbe dire che però portano lavoro, molto lavoro nei territori dove Ikea decide di aprire, io però sono ancora dubbioso se il rapporto costi/benefici sia vantaggioso o meno per la collettività. 
Ancora peggiore il caso di Amazon, il cui stra-potere sta di fatto cambiando e sconvolgendo molti aspetti della vita quotidiana, incluso il modo in cui facciamo shopping. Anche Amazon, come molte (tutte?) multinazionali cerca di pagare meno tasse possibili, però in cambio offre un servizio di consegna e post-vendita tra i migliori esistenti, anzi, forse il migliore sulla piazza. La cosa chiaramente piace molto agli acquirenti, che in passato se c'era qualcosa che non andava dovevano portare il bene, se ancora in garanzia, nel negozio dove l'avevano acquistato, ed attendere pazientemente la riparazione (che non sempre avveniva). A me è capitato di aspettare quasi 2 mesi per un hard disk esterno, e poi dopo essere ritornato dopo pochi giorni si è ripresentato lo stesso problema. Visto che sono abbastanza esperto ho poi scoperto che l'assistenza si era limitata a sostituire l'hard disk, mentre il problema risiedeva nello "scatolotto" (termine tecnico). Insomma 2 mesi di tempo per un lavoro che non mi ha portato via nemmeno mezz'ora...Complimentoni!
Viene da capire perché molta gente preferisca Amazon per acquistare oggetti che si potrebbero rompere (ad esempio elettronica, computer, smartphone...), e quindi finisca per comprare anche oggetti di vario genere (libri, film, videogiochi) anche se non sempre sono convenienti rispetto ad altri siti o negozi fisici! E' una questione di praticità e, in fondo, fare acquisti sempre nello stesso negozio virtuale può avere i suoi vantaggi. Tuttavia con il passare del tempo i nodi vengono al pettine e, se pure si può supporre che Amazon continuerà a fornire un servizio clienti ineccepibile possiamo anche supporre che in futuro acquisirà sempre più "potere", in quanto perfino i bambini oggi sentono ripetere i genitori "l'ho comprato su Amazon" anziché un generico "l'ho comprato su internet". Chiaramente più volte lo si sente ripetere, più si imprime nel DNA di tutti, tanto che Amazon diventa sinonimo di e-commerce. La gente manco più fa ricerche sul web per vedere se lo stesso oggetto si trova a meno soldi altrove, perché non ha voglia nemmeno di perdere 30 secondi per la ricerca.
Non avendo carta di credito (e non volendola avere) mi sono messo a cercare alternative ad Amazon, negozi virtuali che accettassero bonifico o contrassegno (o paypal), pare strano ma ce ne sono! Alcuni penseranno: "ma che te frega, fatti una carta di credito e compra su Amazon, pirla!". E' quello che potrei fare, ma non ne sento il bisogno (di comprare su Amazon, perché in verità una carta di credito può essere utile in certi frangenti), in quanto le alternative ci sono (anche online), anche se magari non sono ben pubblicizzate!
Inoltre è notizia di poco tempo fa che il fondatore e CEO di Amazon, Jeff Bezos è diventato il più ricco del mondo, con un patrimonio di quasi 100 miliardi di dollari, grazie anche al sempre più sfolgorante successo di Amazon. Quando leggo cose del genere mi viene spontaneo chiedermi: ma davvero quest'uomo ha bisogno di altri soldi? Non posso darli a qualcuno che ne ha più bisogno?
Chiaro che se compro da Amazon non è che do soldi direttamente al CEO, ma indirettamente sì. E si badi bene: il problema qua non è se qualcuno diventa ricco (in fondo Bezos si è meritato il suo successo), ma se qualcuno diventa così ricco!
Il tutto ci porta ad un problema importante: la redistribuzione della ricchezza.

La redistribuzione della ricchezza
Con questo non si intende prendere ai ricchi e dare ai poveri, secondo la logica (non del tutto sbagliata, ma non attuabile) dei Robin Hood moderni, ma si tratta semplicemente di una miglior redistribuzione delle ricchezze da parte delle aziende. Per chiarire maggiormente la questione si veda il seguente grafico:
Queste sono le più 15 più "ricche" aziende nel settore tecnologico, e le barre dell'istogramma rappresenta il quoziente tra le entrate (lorde) dell'azienda ed il numero di dipendenti direttamente assunti dall'azienda stessa. In pratica maggiore è questo numero, più "ingiusta" è l'azienda. Infatti come si può vedere l'azienda con il quoziente più elevato è Apple, che dà lavoro a 116 mila persone, ma finisce con il guadagnare molto di più di aziende come Samsung, che però dà lavoro al doppio di persone! Non per nulla Apple è anche l'azienda con più liquidità al mondo, più di 260 MILIARDI di dollari parcheggiati in bond ed altri investimenti, soldi che di fatto non vengono utilizzati per nulla, non vengono reinvestiti in ricerca, non vengono utilizzati per assumere personale o per formarlo, soldi il cui scopo è solo quello di esistere per fare altri soldi. Un capitale enorme continuamente rimpolpato da due fattori: il primo è che Apple ha il maggior margine nel settore smartphone, il secondo è dovuto al fatto che Apple ha evitato di pagare molte tasse grazie ad accordi sotto banco con l'Irlanda. Almeno 13 miliardi di euro in 5 anni, che anche divisi tra tutti gli stati della Comunità Europea sono un sacco di soldi!
La cosa assurda è che anche pagando questi 13 miliardi ad Apple rimane comunque un quantitativo di denaro immenso, Sufficiente per fallire e riprendersi più e più volte. Fino a che punto dovremmo tollerare e foraggiare un simile "corporate greed"?
Ma soprattutto, perché dovremmo arricchire ulteriormente chi è già così ricco sfondato (che sia persona o azienda)?

domenica 22 marzo 2015

Come riprodurre le canzoni da Google/Play Music su qualsiasi player Android: GMusicFS (richiede il ROOT)

Chi ha un dispositivo Android probabilmente saprà che tramite un account Google può uploadare fino a 50000 canzoni sul cloud (erano 5000 fino a poco tempo fa), a gratis, il che non è affatto male se consideriamo che 500 canzoni equivalgono a circa 40 ore di musica, se supponiamo una media di 5 minuti a canzone, il che, portato a 50 mila significa più di 150 giorni di musica ininterrotta! Se a qualcuno possono sembrare poca cosa, si possono sempre creare più account Google e moltiplicare dunque le canzoni uploadabili sul cloud, ma suppongo che pochi ne sentiranno il bisogno.
Purtroppo l'unico modo per accedervi sia su mobile che su desktop è attraverso l'app apposita su Google, che non è il massimo della vita: si possono votare le canzoni, ma solo "mi piace" o "non mi piace" (un passo avanti comunque rispetto a Facebook, dove tutti i post o lasciano indifferenti o devono per forza piacere!), non si possono creare playlist intelligenti a piacere, non si possono navigare le collezioni musicali "per cartelle". Per il resto è un buon player, ma queste limitazioni lo rendono a volte poco appetibile, a meno che non si voglia appunto effettuare lo streaming delle canzoni salvate sul cloud, nel qual caso diventa indispensabile! Per gli ascoltatori di musica più esigenti, tuttavia, c'è un'altra possibilità: se infatti il proprio dispositivo Android dispone dei permessi di ROOT è possibile "montare" il file system remoto nel sistema, in pratica fare credere ai player musicali che i file presenti sui server di Google in realtà siano presenti sullo smartphone/tablet. Nulla di particolarmente sorprendente o nuovo (è almeno dagli anni '80 che è possibile farlo), ma il fatto di poterlo fare in maniera semplice con un'app apposita rende la cosa alla portata di un ampio pubblico. GMusicFS permette infatti tutto ciò, l'unico lato negativo è che bisogna avere i permessi di root sul proprio dispositivo, il che non è sempre alla portata (tecnica) di tutti, e, soprattutto, può voler dire perdere la garanzia, quindi in caso di malfunzionamenti o se lo smartphone/tablet non dà più segni di vita ci si può scordare l'assistenza gratuita, purtroppo. Tuttavia i vantaggi di avere un dispositivo "rootato" possono essere molteplici, in generale un maggiore accesso alle risorse (che siano software o hardware) dei propri dispositivi.

Ecco infine un breve filmato che mostra la funzionalità di questa piccola ma potente app:

mercoledì 14 agosto 2013

Android, Google ed il lettore musicale che non va!

Questo post è un atto d'accusa nei confronti di Google, colpevole a mio parere di trascurare fin troppo alcuni aspetti molto importanti del suo sistema operativo mobile, aspetti che invece la sua concorrente diretta (Apple) ha ben curato. E lo dico con profondo sconforto, in quanto apprezzo molto Android ed il suo ecosistema, che, nonostante non sia perfetto, mi è comunque congeniale. A piccoli passi le lacune che separavano Android ad iOS sono state colmate, ma rimane ancora qualcosa da sistemare: il player audio di default di Android (Google Music) purtroppo è ancora molto indietro rispetto al suo corrispettivo per iOS (iTunes): non supporta infatti la possibilità di votare i brani con il sistema delle "stelle" (da 1 a 5), ma solo "mi piace" o "non mi piace", secondo il sistema presente in Youtube. Ciò che forse è anche peggio è che non esiste un'applicazione per pc (Windows, Mac o Linux) con cui si possa sincronizzare musica e i dati correlati (voti, conteggio delle riproduzioni...) come avviene con iTunes! Considerando che Google ha sviluppato un'applicazione per Windows per sincronizzare i file con Google Drive, viene da chiedersi perchè non abbia fatto lo stesso con Google Music! Anche nella più ottimistica previsione che nei prossimi anni la gente non avrà più un computer, acquisterà tutta la sua musica dal Play Store o dall'Amazon Mp3 Store (per non parlare da iTunes), che conservi la propria collezione musicale sul CLOUD (sia benedetto il cloud!) c'è da considerare che c'è gente a cui piacerebbe comunque una feature come quella di iTunes anche sui propri dispositivi Android! Di più, se Google fosse stata furba, l'avrebbe già implementata da tempo, in modo da avere più dati possibili sui gusti musicali dei propri utenti, in modo da proporre offerte mirate (il che vuol dire maggiori possibilità di guadagno per Big G). Apple lo ha capito da tempo, l'utenza ci tiene a queste "piccole" cose, ma soprattutto è una questione di scambio: gli utenti hanno a disposizione uno strumento potente come iTunes (che è in grado di mettere a posto la loro collezione musicale), ed in cambio fanno sapere (più o meno consapevolmente) le loro preferenze ad Apple!

Ma passi tutto ciò, il brutto è che in tutto questo nessuna software house o sviluppatore (soprattutto software house!) ha mai pensato di colmare questo vuoto cosmico: mi spiego, esistono delle app molto valide per sostituire il riproduttore musicale di Google, come ad esempio PlayerPro o PowerAmp (tanto per citare 2 che permettono di votare le canzoni e creare playlist "intelligenti"), ma nessuna delle due permette di sincronizzare agevolmente i ratings delle canzoni con dei player audio su desktop (anzi, credo che PowerAmp proprio non lo permetta!). La cosa più assurda è che player rinomati come Winamp, di cui esiste una versione per Android, non preveda una sincronizzazione (semi)automatica dei ratings, playcount e così via! In fondo non era così difficile da fare...Di più, la versione per Android di Winamp NON prevede NEMMENO la possibilità di votare i brani! Sostanzialmente la versione Android è INUTILE!! E con altri player meno blasonati e conosciuti le cose non vanno meglio...

Assurdamente è più facile sincronizzare i voti e le altre informazioni tra due player diversi che con lo stesso player: la versione desktop di Songbird e PlayerPro ne sono il lampante esempio!! Assurdo che gli sviluppatori di Songbird non abbiano fatto qualcosa del genere anche per la versione Android del loro player (che tra l'altro difetta anch'esso della possibilità di votare le canzoni!). Un peccato che Google non abbia intenzione di colmare questa lacuna, un vero peccato...