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sabato 1 aprile 2017

[VIDEOGAMES] Dynasty Warriors Unleashed, le prime impessioni

Uscito da poco per android ed iOS, DW Unleashed è il secondo (o terzo?) gioco ufficiale della serie Dynasty Warriors per smartphone, il primo però ad essere disponibile in tutto il mondo. Prodotto in collaborazione con la Nexon, DWU brilla per la grafica e la giocabilità immediata, nonché per i controlli intuitivi, ma presenta al giocatore livelli fin troppo brevi per essere soddisfacenti e troppi menù da gestire, in modo che si finisce più tempo per effettuare l'upgrade di armi, armature e simili che a giocare "sul campo", come accade ormai in molti giochi free2play. Non solo l'esperienza di gioco generale non è esattamente gradevole, ma difficilmente si ha voglia di spendere soldi reali per avere qualche chance di poter reclutare ufficiali potenti (visto che quelli che si ottengono gratuitamente non sono esattamente fortissimi). In buona sostanza il modello che poteva andare bene ed essere sopportabile per un gioco come Asphalt o BlazBlue RR, in questo caso esprime tutti i suoi limiti intrinseci, portando all'estremo il concetto di "grinding", cosa che avveniva anche nei Dynasty Warriors classici (in parte), ma in questo caso è molto più accentuata (come nella maggior parte dei giochi free2play). Inoltre sul Play Store ci sono già diversi giochi simili, ambientati pure nello stesso periodo storico (basta cercare "Dynasty Warriors" e si trovano molti cloni) da diverso tempo, con le stesse modalità di gioco, l'unico motivo per preferire questo DWU è solo uno: ci sono ben 48 personaggi ufficiali della saga, e gli effetti sonori e grafici sono presi direttamente da Dynasty Warriors. Purtroppo però è troppo poco per il giocatore più esigente, per quello che gioca a Dynasty Warriors da anni, per quello che ha giocato anche alla versione per Game Boy Advance, insomma!
Probabilmente è meglio impegnare il proprio (prezioso) tempo per qualche gioco più "produttivo", ad esempio Neo Turf Master (gioco di golf apparso sul Neo Geo), e non sto scherzando!


giovedì 23 marzo 2017

[VIDEOGAMES] Super Mario Scappa!!

Quando un'azienda come Nintendo si mette in testa di portare i suoi franchise di maggior successo su altre piattaforme in prima persona uno si immagina che il risultato finale sarà all'altezza dei giochi originali, che non sarà solo una maniera per fare soldi facili, insomma. Per 10 euro in fondo ci si aspettava qualcosa di vagamente simile all'esperienza di Super Mario su console portatili come il DS ed il 3DS. Ed invece no, ci si ritrova di fronte ad un "gioco" in cui Mario corre da solo, scavalca i nemici da solo, salta piccoli ostacoli da solo...Le uniche interazioni del giocatore avvengono per saltare i fossati e per scalare 2 pareti vicine, niente di più, niente di meno. Siamo di fronte all'annichilazione del gameplay in favore di un'immediatezza che non vale il prezzo che Nintendo chiede: Super Mario Run è un gioco limitato pensato per essere giocato con una mano sola, un gioco essenzialmente pensato espressamente per i pendolari che viaggiano in treno in piedi, che hanno una sola mano libera, appunto (con l'altra mano ci si aggrappa agli appositi sostegni per non cadere), è l'apoteosi del gameplay sacrificato in nome della semplicità e dell'efficienza (nipponica?).
In sostanza non vale la pena perderci tempo, non vale la pena nemmeno scaricarlo per provarlo, se questo è il meglio di cui è capace Nintendo in ambito mobile arridatece Flappy Bird, che almeno aveva la scusa di essere realizzato da uno sviluppatore indipendente!!



Seriamente, se volete un platform ben fatto giocate a Giana Sisters, piuttosto!

domenica 23 ottobre 2016

La lentezza dei dispositivi Android: mito o realtà?

Molti utenti si lamentano un po' da sempre di (micro) lag sui propri dispositivi android sin dalle prime versioni di questo sistema operativo, cosa vera soprattutto per quei smartphone e tablet più economici. La poca ottimizzazione e l'hardware non troppo prestante possono influire parecchio sulle prestazioni di un dispositivo: pretendere che uno smartphone da 100 euro si comporti bene come uno da 600-700 sarebbe assurdo, ma come la mettiamo con le prestazioni di dispositivi che un tempo erano top di gamma, nel tempo? In teoria dovrebbe filare tutto liscio...o no?
La risposta potrebbe non essere così scontata.
Riporto qui quello che mi è successo con un tablet Galaxy Note 10.1 modello 2012, acquistato nel 2013 nuovo di zecca, con sistema operativo Ice Cream Sandwich  (Android 4.0.3) successivamente aggiornato manualmente a KitKat (Android 4.4.2). I problemi prestazionali sono sopraggiunti  dopo l'aggiornamento, in particolar modo quando ho cominciato a riempire la memoria interna, installando app e giochi. Ad un certo punto sono arrivato al punto in cui il sistema non era più utilizzabile, e spesso ero costretto a riavviare il tablet. La cosa peggiore che avevo notato è che la velocità di scrittura sulla memoria interna era davvero infima, poco più di 1 mb/s, decisamente troppo poco per avere un sistema sufficientemente reattivo (ricordiamo che le app ed il sistema operativo necessitano continuamente di scrivere e leggere dati da e sulla memoria. In pratica un problema molto simile (o forse è proprio lo stesso) a quello che affliggeva il tablet Nexus 7 del 2012 (il primo modello, insomma). Fortunatamente il problema, almeno sul mio Galaxy Note, sembra facilmente risolvibile, anche se ciò comporta il dover ripristinare il dispositivo, ovvero formattare tutto lasciando solo il sistema operativo e le app di sistema. Una cosa non molto dissimile da quello che si faceva con Windows anni fa (e talvolta si fa ancora).
Indubbiamente ripristinare il sistema è una seccatura, perché significa eliminare tutti i dati presenti nella memoria interna (ecco perché è ancora importante avere la possibilità di inserire una micro-sd nel proprio dispositivo dove salvare dati come musica, video e foto), ma per fortuna Android negli ultimi anni si è evoluto molto, tanto che ripristinando un dispositivo al primo riavvio, inserendo i dati dell'account Google, vengono scaricate ed installate automaticamente la maggior parte delle app e dei giochi installate in precedenza. Ancora meglio, alcuni giochi ed alcune app prevedono la possibilità di salvare dati sul cloud di Google o su altri cloud, in modo da ritrovarsi con i dati salvati automaticamente (cosa che fa ad esempio Photoshop Touch, che permette di salvare le immagini elaborate nel cloud di Adobe).
Al momento dunque il tablet funziona molto meglio di prima, resta da vedere per quanto tempo. Nel dubbio meglio evitare di installare (e disinstallare) troppe schifezze, come ho imparato a fare su Windows da oltre 15 anni a questa parte.

C'è da aggiungere anche che le più recenti versioni di Android hanno di sicuro mitigato di molto questo tipo di problemi, inoltre molti cambiano tablet o smartphone anche più di una volta all'anno, per provare diversi dispositivi, ad esempio. Per chi invece come me non ha molti fondi a disposizione, o comunque non sente la necessità di cambiare spesso i propri dispositivi portatili, un modo per avere un dispositivo sempre aggiornato ed in forma è quello di flashare rom alternative, ovvero installare sul dispositivo una versione di Android ottimizzata da qualche sviluppatore indipendente, anziché dall'azienda che ha prodotto lo smartphone o tablet (che sia Samsung, Asus, LG, HTC od altri). Essendo versioni non ufficiali di solito viene a decadere la garanzia sul prodotto (ma per dispositivi più vecchi di 2 anni non è certo un problema): la maggior parte degli utenti però spesso non ricorre a rom alternative perché è una procedura non esente da rischi al 100% e non sempre è "user friendly", o comunque non user friendly abbastanza per gli utenti meno tecnofili.

Da questo punto di vista sembra ineccepibile il modus operandi di Apple, che garantisce aggiornamenti software fino a 5 anni per i suoi dispositivi, spesso più del doppio rispetto alla concorrenza, e questa è una di quelle cose che sicuramente non dispiace a molti utenti (seppure a molti altri non importa molto, basta che funzioni bene e che non dia troppe noie). Il lato negativo della medaglia è che i dispositivi Apple costano caruccio, e spesso per meno della metà del prezzo si può acquistare un dispositivo Android che va altrettanto bene e capace di durare più della metà di quello che viene supportato uno Apple. E' il caso ad esempio del mio Samsung Galaxy Note 2, acquistato (usato) a 350 euro ed ancora oggi funzionante (seppure non più utilizzato da quasi 2 mesi), e sostituito da uno smartphone che costa circa 250 euro (nuovo), ma che va molto più veloce del Galaxy Note 2, ed in generale è migliore sotto tutti gli aspetti (eccetto il pennino, quello purtroppo manca). E fra 3 anni non è escluso che si possa trovare qualche smartphone migliore di quello che ho oggi sotto i 200 euro!

Per riassumere (e non divagare troppo): le vecchie versioni di Android soffrivano di bug più o meno gravi che spesso andavano ad impattare anche in maniera pesante sulle prestazioni del proprio dispositivo. La buona notizia è che le versioni più recenti hanno eliminato gran parte di quei bug, la cattiva notizia è chi ha ancora dispositivi di 2-3 anni fa si ritrova ancora oggi con diversi problemi: lag, impuntamenti, crash di applicazioni e tutte altre cose poco piacevoli, ma ci sono diverse soluzioni, come visto:
1) fare attenzione a non riempire eccessivamente la memoria interna
2) evitare di installare troppe app che si avviano automaticamente all'avvio del dispositivo
3) in mancanza di un aggiornamento ufficiale del sistema operativo, cercare, se esiste, una rom alternativa per il proprio dispositivo. Se si mastica abbastanza bene l'inglese è possibile trovare molto materiale sui forum di xda o eventualmente sui forum di siti come AndroidWorld, vi si possono trovare molti utenti preparati e pronti a dare una mano, per qualsiasi problema si possa avere con il proprio dispositivo, o anche se si vuole semplicemente un consiglio sul dispositivo da acquistare.
4) in alternativa, se si è disperati per la lentezza del proprio dispositivo l'estrema misura è quella di ripristinare i dati di fabbrica. Va da sè che farlo ogni 6 mesi o una volta all'anno può essere tollerabile, se si è costretti a farlo una volta al mese o peggio allora significa una sola cosa: il dispositivo è scadente o ha qualche serio problema hardware/software!
5) non dimenticare mai che uno smartphone da 100 euro non potrà mai andare bene come uno da 700, e dunque non aspettarsi troppo per non rimanere delusi. Bisogna essere anche consci che talvolta spendendo anche solo 20 o 30 euro in più si può acquistare un dispositivo di gran lunga migliore. In questo caso, prima dell'acquisto è sempre meglio chiedere a qualcuno più esperto, possibilmente NON il venditore presso cui comprerete lo smartphone, per ovvi motivi!

domenica 22 marzo 2015

Come riprodurre le canzoni da Google/Play Music su qualsiasi player Android: GMusicFS (richiede il ROOT)

Chi ha un dispositivo Android probabilmente saprà che tramite un account Google può uploadare fino a 50000 canzoni sul cloud (erano 5000 fino a poco tempo fa), a gratis, il che non è affatto male se consideriamo che 500 canzoni equivalgono a circa 40 ore di musica, se supponiamo una media di 5 minuti a canzone, il che, portato a 50 mila significa più di 150 giorni di musica ininterrotta! Se a qualcuno possono sembrare poca cosa, si possono sempre creare più account Google e moltiplicare dunque le canzoni uploadabili sul cloud, ma suppongo che pochi ne sentiranno il bisogno.
Purtroppo l'unico modo per accedervi sia su mobile che su desktop è attraverso l'app apposita su Google, che non è il massimo della vita: si possono votare le canzoni, ma solo "mi piace" o "non mi piace" (un passo avanti comunque rispetto a Facebook, dove tutti i post o lasciano indifferenti o devono per forza piacere!), non si possono creare playlist intelligenti a piacere, non si possono navigare le collezioni musicali "per cartelle". Per il resto è un buon player, ma queste limitazioni lo rendono a volte poco appetibile, a meno che non si voglia appunto effettuare lo streaming delle canzoni salvate sul cloud, nel qual caso diventa indispensabile! Per gli ascoltatori di musica più esigenti, tuttavia, c'è un'altra possibilità: se infatti il proprio dispositivo Android dispone dei permessi di ROOT è possibile "montare" il file system remoto nel sistema, in pratica fare credere ai player musicali che i file presenti sui server di Google in realtà siano presenti sullo smartphone/tablet. Nulla di particolarmente sorprendente o nuovo (è almeno dagli anni '80 che è possibile farlo), ma il fatto di poterlo fare in maniera semplice con un'app apposita rende la cosa alla portata di un ampio pubblico. GMusicFS permette infatti tutto ciò, l'unico lato negativo è che bisogna avere i permessi di root sul proprio dispositivo, il che non è sempre alla portata (tecnica) di tutti, e, soprattutto, può voler dire perdere la garanzia, quindi in caso di malfunzionamenti o se lo smartphone/tablet non dà più segni di vita ci si può scordare l'assistenza gratuita, purtroppo. Tuttavia i vantaggi di avere un dispositivo "rootato" possono essere molteplici, in generale un maggiore accesso alle risorse (che siano software o hardware) dei propri dispositivi.

Ecco infine un breve filmato che mostra la funzionalità di questa piccola ma potente app:

lunedì 26 agosto 2013

MediaMonkey, una nuova possibilità per sincronizzare ratings e canzoni tra dispositivi Android e PC!

Inutile girarci intorno: su certi aspetti Apple è ancora avanti, come ad esempio il numero di app sul suo store, la possibilità di fare backup automatici del sistema e soprattutto iTunes, che sincronizza in maniera trasparente all'utente musica, playlist, votazioni e tutto quanto concerne la propria collezione musicale! Per Android infatti non esiste ad oggi un sistema paragonabile per quanto riguarda semplicità ed efficacia. Il che, pensando comunque che esiste Winamp per Android fa alquanto pensare: molti (ottimi) player Android non hanno una controparte pc, dunque non avrebbero già pronta una piattaforma per sincronizzare musica e dati accessori in maniera semplice, ma soprattutto non potrebbero farlo "a due vie" (ovvero da dispositivo Android pc)! In verità esiste PlayerPro che si può sincronizzare (solo manualmente) con Songbird, ed eventualmente con altri player, esportando le statistiche dei file su file XML, ma il processo di importazione ed esportazione necessita di copiare il file XML su pc o su altro dispositivo Android e da lì sincronizzare in manualmente le statistiche della propria collezione musicale. Tuttavia una soluzione di questo genere non è comoda per l'utente più evoluto, figurarsi per l'utenza di base, che non ha tempo nè voglia di imparare procedure troppo complesse. E sostanzialmente ci sarebbero tutti presupposti tecnologici per poterlo realizzare, ma al momento non ci sono software in grado di farlo, eccetto Media Monkey appunto, il che lascia perplessi, perché dal punto di vista tecnico non ci sarebbero troppe complicazioni: il supporto ai dispositivi MTP (Media Transfer Protocol) è ormai robusto, ed il protocollo stesso è utilizzato da praticamente tutti i dispositivi Android per la connessione ai pc, ma anche se venisse utilizzato ancora la modalità "memoria di massa", utilizzata ancora oggi per alcuni dispositivi il discorso non cambierebbe molto. Infatti sarebbe sufficiente che il lettore musicale sul sistema Android creasse un file (XML o no non cambia molto) in una cartella specifica (ad esempio la cartella MUSIC, o qualsiasi posizione che ritenga migliore) che contenga le informazioni di base sulla collezione musicale, che poi si starebbe pochissimo a sincronizzare le informazioni come i voti o il conteggio delle riproduzioni! Anche nel caso peggiore, con una raccolta musicale piuttosto ampia, e sincronizzando solo le informazioni, difficilmente si starebbe più di qualche minuto (anche tenendo conto di eventuali connessioni wireless).

MediaMonkey, il miglior player desktop/Android?
In pratica MediaMonkey è, allo stato attuale, l'unico player per Android in grado di sincronizzarsi con la controparte desktop, ed è in grado di farlo anche via wifi (che non è male). Il fatto di avere una versione di MediaMonkey che faccia da server sul proprio pc è indubbiamente un vantaggio, tuttavia ci sono alcuni aspetti che rendono MM men che perfetto, purtroppo. Prima di tutto MM salva le informazioni dei "ratings" all'interno del file (come fa anche Windows Media Player, del resto), comportamento non proprio desiderabilissimo, in quanto se "passiamo" un album a qualche amico le nostre votazioni rimarrebbero insieme ai file, e dunque potrebbe essere una seccatura per chi li riceve ed utilizza MM o un software compatibile! Sarebbe stato meglio se anche questi dati fossero stati svincolati dal file!
Altro problema è che il sync non funziona se l'album non è stato copiato tramite MM versione desktop al dispositivo Android, o da Android tramite il sync wifi. Questo perchè la sincronizzazione evidentemente funziona confrontando i file, e non le tag presenti all'interno del file stesso! A mio avviso un software più flessibile dovrebbe capire che ad esempio "Master of Puppets" dei "Metallica" dell'album omonimo, votata 4 stelle, con il nome del file "MasterOfPuppets.mp3" è esattamente identica al file "Metallica - 02 - Master Of Puppets.mp3" con le stesse tag (a parte magari genere, commenti e simili).
Terzo problema, lato MM Android, è il fatto che l'app per ora non è in grado di creare playlist intelligenti, al massimo può importare le playlist create su pc, o si possono creare playlist statiche (cosa utile, ma fino ad un certo punto). Questa mancanza è forse il problema più grosso al momento, che lo rende ancora immaturo per un utilizzo quotidiano soddisfacente! Certo è che la versione Android è ancora in BETA, e dunque in futuro dovrebbero implementare altre funzionalità, o almeno così si spera! Lato desktop abbiamo invece un software ormai maturo, in grado di fare non solo da lettore multimediale, ma anche di ricercare informazioni riguardanti la collezione musicale sul web, di rinominare file e relative tag, di fare da server DLNA e molto altro ancora!

mercoledì 14 agosto 2013

Android, Google ed il lettore musicale che non va!

Questo post è un atto d'accusa nei confronti di Google, colpevole a mio parere di trascurare fin troppo alcuni aspetti molto importanti del suo sistema operativo mobile, aspetti che invece la sua concorrente diretta (Apple) ha ben curato. E lo dico con profondo sconforto, in quanto apprezzo molto Android ed il suo ecosistema, che, nonostante non sia perfetto, mi è comunque congeniale. A piccoli passi le lacune che separavano Android ad iOS sono state colmate, ma rimane ancora qualcosa da sistemare: il player audio di default di Android (Google Music) purtroppo è ancora molto indietro rispetto al suo corrispettivo per iOS (iTunes): non supporta infatti la possibilità di votare i brani con il sistema delle "stelle" (da 1 a 5), ma solo "mi piace" o "non mi piace", secondo il sistema presente in Youtube. Ciò che forse è anche peggio è che non esiste un'applicazione per pc (Windows, Mac o Linux) con cui si possa sincronizzare musica e i dati correlati (voti, conteggio delle riproduzioni...) come avviene con iTunes! Considerando che Google ha sviluppato un'applicazione per Windows per sincronizzare i file con Google Drive, viene da chiedersi perchè non abbia fatto lo stesso con Google Music! Anche nella più ottimistica previsione che nei prossimi anni la gente non avrà più un computer, acquisterà tutta la sua musica dal Play Store o dall'Amazon Mp3 Store (per non parlare da iTunes), che conservi la propria collezione musicale sul CLOUD (sia benedetto il cloud!) c'è da considerare che c'è gente a cui piacerebbe comunque una feature come quella di iTunes anche sui propri dispositivi Android! Di più, se Google fosse stata furba, l'avrebbe già implementata da tempo, in modo da avere più dati possibili sui gusti musicali dei propri utenti, in modo da proporre offerte mirate (il che vuol dire maggiori possibilità di guadagno per Big G). Apple lo ha capito da tempo, l'utenza ci tiene a queste "piccole" cose, ma soprattutto è una questione di scambio: gli utenti hanno a disposizione uno strumento potente come iTunes (che è in grado di mettere a posto la loro collezione musicale), ed in cambio fanno sapere (più o meno consapevolmente) le loro preferenze ad Apple!

Ma passi tutto ciò, il brutto è che in tutto questo nessuna software house o sviluppatore (soprattutto software house!) ha mai pensato di colmare questo vuoto cosmico: mi spiego, esistono delle app molto valide per sostituire il riproduttore musicale di Google, come ad esempio PlayerPro o PowerAmp (tanto per citare 2 che permettono di votare le canzoni e creare playlist "intelligenti"), ma nessuna delle due permette di sincronizzare agevolmente i ratings delle canzoni con dei player audio su desktop (anzi, credo che PowerAmp proprio non lo permetta!). La cosa più assurda è che player rinomati come Winamp, di cui esiste una versione per Android, non preveda una sincronizzazione (semi)automatica dei ratings, playcount e così via! In fondo non era così difficile da fare...Di più, la versione per Android di Winamp NON prevede NEMMENO la possibilità di votare i brani! Sostanzialmente la versione Android è INUTILE!! E con altri player meno blasonati e conosciuti le cose non vanno meglio...

Assurdamente è più facile sincronizzare i voti e le altre informazioni tra due player diversi che con lo stesso player: la versione desktop di Songbird e PlayerPro ne sono il lampante esempio!! Assurdo che gli sviluppatori di Songbird non abbiano fatto qualcosa del genere anche per la versione Android del loro player (che tra l'altro difetta anch'esso della possibilità di votare le canzoni!). Un peccato che Google non abbia intenzione di colmare questa lacuna, un vero peccato...

giovedì 19 gennaio 2012

DLNA ed Android: come settare un media server su pc ed utilizzare i dispositivi Android come client

Il titolo sembra molto altisonante, in realtà la sostanza è piuttosto banale, ma comunque l'importante, in questi casi, è sempre il risultato! Innanzitutto, se avete mai seguito il mio blog, sapete che ho già parlato in passato di come settare un media server su quel grande dispositivo che rispondeva al nome di SmartQ5! All'epoca avevo utilizzato Mediatomb, che era l'unico che funzionava su quel device. Attualmente ci sono molti software in circolazione che permettono di settare un DLNA media server con pochi click, alcuni a pagamento, ma molti gratuiti! Ovviamente non ci sono solo software, ma anche molti dispositvi hardware, come router che supportano questa modalità di condivisione media, anche se sono relativamente costosi (intorno ai 100 euro o più). Se possedete già uno di questi router probabilmente ne fate già un uso proficuo dello streaming audio/video su PS3 o altri dispositivi compatibili DLNA, e quindi non vi serve leggere questo post! In caso contrario, potrebbe risultare molto interessante conoscere le possibilità offerte dai media server!

Innanzitutto, conviene chiedersi se un media server può esservi utile o meno, tramite una serie di domande fondamentali:

  • avete il pc sempre acceso (o comunque acceso quando siete presenti in casa)?
  • avete un router adsl wifi a disposizione (connesso o meno ad internet non è rilevante, l'importante è che sia acceso)
  • vorreste poter accedere alla vostra collezione musicale, ai film ed alle vostre immagini/foto da qualsiasi punto della vostra abitazione, senza dover copiare ogni volta i dati su ogni dispositivo (inclusi PS3, Smart TV, Xbox360, smartphone, tablet....)?
Se avete risposto di no alle prime due domande, ma sì alla terza, allora può essere il caso che seguiate l'articolo fino in fondo! Se invece non avete interesse allo streaming audio/video, allora potete tranquillamente skippare questo post!

Preparazione lato server
Per quanto riguarda il lato server, sia che abbiate Windows, Linux o un Mac, la scelta è abbastanza facile e scontata: uno dei migliori software in circolazione pare essere infatti PS3 Media Server, nato in origine esclusivamente per dare in pasto alla PS3 i propri media, ma in seguito è stato esteso il supporto un pò a tutti i client in circolazione! La versione più recente per Windows è scaricabile da questa pagina.
I pregi di questo software è che è stato tradotto in italiano (in maniera eccellente) e che è tremendamente facile da utilizzare e configurare!

di seguito la schermata di condivisione delle cartelle:












Come si può vedere è tutto molto intuitivo, direi quasi banale: è sufficiente avere l'accortezza di cliccare sulla scheda "Condivisione cartelle" (punto 1) e poi sul pulsante al punto 2 dell'immagine, per aggiungere le cartelle! Per una migliore gestione dei propri media può essere sensato suddividerli a seconda della categoria: ad esempio creare una sottocartella VIDEO, AUDIO ed IMMAGINI. Dopo aver condiviso le cartelle, salvare il tutto (icona FLOPPY) e riavviare il server!

Alternative a PS3 Media Server
PS3 Media Server ha una gestiona abbastanza lineare dei media, quindi non crea "cartelle virtuali", ma si limita ad effettuare la transcodifica nel caso in cui il client  non supporti il formato (ad esempio un video ad alta definizione su uno smartphone di fascia bassa), anche se esistono plug-in adatti allo scopo! Vi sono comuque altri programmi più sofisticati, come TVersity, che probabilmente risulteranno molto più interessanti ai più esigenti, in quanto suddivide ad esempio i file audio tramite le tag, ovvero le informazioni presenti nei file mp3 (artista, album, anno, genere...). Può essere che ci siano sofware anche migliori, ma per ora ho testato solo questi due.

Il client Android
Per quanto riguarda il software lato Android, se il vostro dispositivo non dispone già di software compatibile DLNA già pre-installato, allora sarà inevitabile cercare un'app che faccia al caso nostro! Ho testato a questo scopo tre applicazioni, tutte e tre gratuite, per vedere quale fosse la migliore!

La prima applicazione provata è stata BubbleUPnP, che se all'inizio mi ha dato qualche grattacapo con il rilevamento del server, poi si è dimostrata abbastanza affidabile! Dalla sua ha un'interfaccia intuitiva e piacevole, una gestione dell'audio e video più che buona (i video tramite player esterni). Purtroppo la gestione delle immagini non è ottimale, in quanto si affida alle applicazioni installate sul sistema: se tali applicazioni non sono compatibili con il protocollo UPnP, in pratica non è possibile visualizzare nulla! Altro difetto fatale del programma è il fatto che la versione free è limitata a playlist di 16 elementi, e dunque non troppo utile allo stato pratico, e quindi si renderebbe necessario sborsare 3,49 euro per la versione completa!

La seconda applicazione da me provata è stata UPnPlay, meno rifinita della precedente (ed un pò più confusa), con una gestione delle playlist non troppo ovvia, ma completamente gratuita e senza limiti. Purtroppo la gestione delle immagini è il suo maggiore tallone d'achille! Da prendere in considerazione comunque, nel caso si sia solo interessati allo streaming audio e video!

Ultima app testata, ed ovviamente quella più convincente, è in fase beta, ma sembra comunque promettere bene! SoftMedia Player si fa apprezzare per un'interfaccia intuitiva e soprattutto per supportare le immagini tramite un browser interno (che purtroppo non supporta gesture complesse, ma è comunque funzionale e funzionante!). Durante il test che ho effettuato ho avuto alcuni inconvenienti tramite questa applicazioni, ma non è chiaro se il problema era la parte client o server.

Commenti finali
E' possibile che ci siano altre applicazioni migliori sul market, nel qual caso vedrò di aggiornare questo post non appena dovessi scoprirne altre! Se per caso qualcuno ne conosce qualcuna, anche a pagamento, me la segnali, in modo da poter arricchire questo articolo!

sabato 26 novembre 2011

Paranoid Android: i tre problemi principali della piattaforma Android

Ci tengo a precisare che io non sono un detrattore di Android, tutt'altro! Possiedo vari dispositivi Android e mi ci trovo benissimo. Il motivo per cui mi sono trovato a scrivere queste righe è dunque proprio l'entusiasmo che nutro per questa piattaforma, entusiasmo che ovviamente nulla ha a che vedere con il fanatismo che alcune persone possono riversare verso l'uno o l'altro oggetto di interesse. Non è una questione di "migliore" o "peggiore", è una questione di cosa sia più adatto, e soprattutto per chi. Non è certo un segreto che la piattaforma Apple sia molto probabilmente la migliore si possa desiderare (dal lato utente), per un sacco di ragioni. Ma del resto è anche la più costosa, e non tutti vogliono o possono permettersela. Il successo dei PC con Windows del resto la dice lunga sull'importanza che il costo di un prodotto ha sull'utente finale. Ovviamente il successo dei PC è anche dovuto ad altri fattori, come il gaming: questo tra l'altro ha per lungo tempo decretato il successo dei PC come piattaforma videoludica, mentre i MAC sono stati (e lo sono tuttora) ampiamente apprezzati in ambito professionale (non a torto: in genere i computer MacIntosh sono sempre stati più stabili e sicuri della controparte Wintel). Attualmente, tuttavia, il gap si è via via assotigliato, e Windows XP prima, ed il 7 e l'8 poi hanno dimostrato una stabilità sempre crescente. Apple rimane comunque un punto di riferimento sia per il design (come testimoniano le cause contro Samsung per i suoi tablet e smartphone un pò troppo simili all'iPad e all'iPhone, almeno secondo Cupertino). Android negli ultimi anni ha mostrato una crescita sempre costante, fino a diventare il sistema operativo mobile più diffuso nel mondo, merito anche dei prezzi in media più contenuti rispetto ad iPhone. A proposito di prezzi: anche Microsoft punta molto alla fascia medio-bassa del mercato, con i suoi Lumia (ex Nokia Lumia) mossi dal suo sistema operativo Windows Phone, che si è dimostrato un ottimo concorrente ad Android, ma il pubblico non ha ancora dimostrato di gradire, continuando a preferire smartphone Samsung, Apple o di qualche altro produttore android minore (LG, Sony, HTC, Huawei...). Al momento Android è dunque leader come share, mentre Apple è leader per quanto riguarda il fatturato (si sa, la fascia bassa non lascia molti margini ai produttori). L'evoluzione di Android è stata sempre costante, migliorando di release in release, sia per quanto riguarda le funzionalità, sia per quanto riguarda l'interfaccia utente (la recente e discussa introduzione del Material Design è probabilmente l'indizio più visibile di come Android sia cambiato dalle sue prime versioni).
Tuttavia Android presenta ancora varie criticità, di cui ne ho scelto 3, a cui Google dovrebbe porre rimedio, in quanto sono sempre le stesse da tempo immemore: sto parlando di pirateria, virus/malware e la frammentazione di Android. 

Pirateria
La pirateria non è un problema tanto per l'utente, quanto per lo sviluppatore.Sin dalle sue prime versioni installare applicazioni scaricate dal web, anzichè da qualche store ufficiale, è stato semplice e banale, esattamente come scaricare software pirata su Windows (o su qualsiasi altro sistema operativo desktop, giusto per completezza). Se da un lato questo è comodo per il testing di app, o per distribuire app senza dover passare da una "autorità centrale", d'altro canto è più semplice la distribuzione e l'installazione di app pirata, non regolarmente acquistate, insomma. Per ovviare a questo problema Google ha messo a disposizione degli sviluppatori vari strumenti per evitare che le proprie app vengano "crackate", ma non è bastato, purtroppo per loro. Alcuni sviluppatori infatti lamentano una pirateria del 95% su Android (rispetto al 60%, che pure è una percentuale piuttosto elevata, su iOS), il che può spesso scoraggiare piccoli sviluppatori indipendenti che vorrebbero pubblicare le loro app e giochi su Android, ma sono appunto spaventati dall'alto tasso di pirateria (nonchè dall'altro numero di dispositivi Android esistenti, ma questo è appunto un altro punto dei problemi di Android). Sia chiaro, la mancanza di pirateria non garantisce automaticamente un numero di app elevate, infatti su Windows Phone ci sono meno app/giochi rispetto ad Android, ma vari sviluppatori hanno sottolineato spesso il fatto di voler supportare solo iPhone/iPad a causa principalmente della dilagante pirateria su Android. Non si può certo biasimare questi sviluppatori, perchè, al contrario dei musicisti che possono sempre compensare le perdite per le mancate vendite dei dischi con i concerti, un programmatore indipendente di norma ha come unica entrata solo quella derivante dallo sviluppo dei suoi software, a meno che non abbia già un lavoro full-time con cui pagare le bollette, e sviluppi app nel tempo libero, come lo sviluppatore di Flappy Birds, che arrivò a guadagnare 50000$ al giorno (io pensavo al mese, mi sembrava davvero troppo), grazie alla sua creatura, un irritante giochino realizzato in poco tempo, e divenuto virale dopo qualche mese la sua realizzazione. Un caso particolare quello di Flappy Birds, perchè le sue entrate derivano interamente dalla pubblicità presente alla fine di una sessione di gioco (che dura pochi secondi), in buona sostanza il modo migliore di combattere la pirateria, ma solo per certe categorie di giochi/app. Se pensiamo ad esempio ad un client ftp il cui introito è la pubblicità, possiamo immaginare che gli introiti non sarebbero nemmeno paragonabili, per ovvie ragioni: un client ftp lo si può usare forse una volta al giorno, 2 ad esagerare, e solo utenti medio-esperti in genere sanno cos'è, mentre un gioco casual attrae utilizzatori da 0 a 99 anni!
La pirateria dunque va a ledere anche l'utente, in quanto avrà a disposizione meno contenuti rispetto ad altre piattaforme meglio protette, e dunque ciò potrebbe, col tempo, portare all'abbandono progressivo di quella piattaforma da parte di sviluppatori prima, e di utenti poi. Logicamente non è sempre così semplice, infatti a volte la pirateria consente la diffusione di una certa piattaforma (ad esempio il pc windows, la PS1, la PSP...), mentre a volte la pirateria finisce per dare la mazzata finale (l'Amiga ed il Dreamcast sono due esempi molto emblematici). Ciò che l'utente dovrebbe comunque aver chiaro è che scaricare app e giochi piratati può avere conseguenze per la sicurezza dei suoi dati e persino per il portafoglio (sempre più virtuale, ma contenente comunque denaro reale), come spiegherò nel prossimo paragrafo.

Virus e malware (sicurezza della piattaforma)
Probabilmente è possibile scrivere del codice dannoso per qualsiasi tipo di dispositivo programmabile, fosse anche un router wifi casalingo o una comune ed apparentemente innocua tastiera usb, quindi non deve certo meravigliare se un sistema operativo come Android, e come purtroppo ben il 97% del malware esistente in ambito mobile sia proprio presente sul sistema del robottino verde. Ciò non vuol dire che Android sia un colabrodo, ma semplicemente che essendo molto diffuso e che è possibile installare facilmente app e giochi scaricati da internet, e che molti utenti lo fanno abitualmente, c'è molto interesse da parte di organizzazioni o singoli cracker a modificare i giochi e le app più scaricate in maniera da danneggiare gli ignari utenti, sottraendo dati di login, mostrando pubblicità invasive o inviando sms di nascosto a servizi a pagamento.
I danni possono quindi essere più o meno estesi, di sicuro si potrebbero risparmiare un sacco di seccature scaricando applicazioni esclusivamente dal Play Store (Google afferma che sul suo store ha meno dello 0,1% di applicazioni che potrebbero contenere malware). Purtroppo l'eccessiva libertà di manovra in questo senso può portare a danni enormi per gli stessi utenti, senza che loro se ne rendano conto, oltre tutto! Google non ha colpa se gli utenti installano app da fonti poco attendibili contenenti malware, ma dovrebbe fare in modo da scoraggiare il più possibile questa pratica, anche, se non soprattutto per evitare il propagarsi del malware, per evitare che Android venga percepita come una piattaforma poco sicura (cosa ovviamente inesatta).

Frammentazione hardware e software
Anche l'ultimo difetto di Android si trascina dietro da anni, ma con il tempo è diventato sempre più evidente, in particolar modo da quando Microsoft ha incominciato ad aggiornare i suoi Lumia, anche quelli di fascia più bassa, mentre molti produttori Android non aggiornano gli smartphone e tablet di fascia più bassa, a causa del basso margine di profitto che questi prodotti hanno. Ovvero chi compra un dispositivo Android di fascia bassa quasi sicuramente rimarrà con una versione del sistema operativo "vecchia" (vecchia, ma pur sempre funzionante, si intende). Di norma l'esigenza di aggiornare qualsiasi dispositivo si fa sentire solo se gli aggiornamenti portano qualche nuova funzionalità, o vanno a migliorare le prestazioni o a sistemare qualche inevitabile bug. D'altro canto per gli sviluppatori diventa problematico testare le proprie app su hardware e software così eterogeneo: esistono infatti più di 2000 smartphone Android (contando anche le possibili varianti) commercializzati, dalla versione 2.2 (Froyo), fino all'ultimissima, la 5.0.x (Lollipop). Logicamente non ha molto senso supportare ancora smartphone tanto vecchi, nè quelli che hanno venduto poche migliaia di unità. 
Difficile ovviare alla frammentazione hardware (a meno che i produttori Android non decidano di usare gli stessi chipset), forse più facile ovviare a quella software: nei paesi in via di sviluppo Google ha deciso di utilizzare sugli smartphone low cost la piattaforma Android One, ovvero una versione di Android liscia, senza personalizzazioni (o quasi), con aggiornamenti garantiti fino a 2 anni, ma questo è possibile solo lavorando in stretta collaborazione con i produttori, ed adottando un hardware di riferimento comune, cosa che evidentemente non è possibile fare in altri mercati.

Ce la farà mai Google a sistemare questi 3 difetti? Solo il tempo potrà dirlo...