mercoledì 26 agosto 2026

Saint Seiya Next Dimension - Il crollo di Kurumada

Negli anni '80 Masami Kurumada era già famoso in Giappone per altre serie piuttosto popolari, ma nel 1985 iniziò a serializzare cià che in breve tempo sarebbe diventata una serie nota in tutto il mondo, da noi nota come "I Cavalieri dello Zodiaco". All'epoca ero solo un bambino, che guardava un po' tutto quello che passava il "convento" (ovvero la tv, sia canali nazionali che locali). Ma non dimenticherò mai i primi episodi di Saint Seiya, che erano molto più violenti di quanto si può vedere nei shounen di oggi. Non dico al livello di Ken il Guerriero, ma comunque al di sopra di qualunque cosa passasse all'epoca. La violenza però non era il motivo principale del successo di SS in Italia (e vari paesi del mondo): ciò che affascinava i bambini erano infatti le scintillanti armature che i personaggi indossavano per combattere, armature molto variegate e differenti tra loro. Solo vari anni più tardi mi resi conto che tutte quelle armature e personaggi fichi erano in realtà stati concepiti per vendere giocattoli (action figure in questo caso) a spron battuto. Infatti oltre ai 5 protagonisti c'erano i 12 cavalieri d'oro (gold saint), i 7 cavalieri di Asgard, i 7 cavelieri di Nettuno e la version 2 dell'armatura dei nostri protagonisti. In verità ci sarebbero stati anche i cavalieri d'argento, ma quelli erano praticamente inesistenti, a parte un paio di loro, e poi c'erano gli specter della serie di Ade, che però venne animata solo nel 21esimo secolo. Erano comunque circa una quarantina di action figure con armature di metallo, alte 10-11 cm, con delle facce discutibili ed i corpi tutti alti uguali, ma tanto bastava per entusiasmare i pargoli dell'epoca. Ovviamente non conosco nessuno che se li comprò tutti, ma molti miei amici ne avevano almeno un paio. Io ovviamente nessuno, ma mia madre stava per prendere Andromeda, un giorno che avevo la febbe alta, solo che tutti i bambini pensavano che era un femminuccia, e tutti preferivano Pegasus/Seiya. Grave errore, così non ebbi nulla. Saint Seiya in Italia segnò non solo la mia generazione credo, ma più tardi, una decina di anni più tardi anche un'altra generazione, dopo che l'anime venne trasmesso su Italia 1 (molto censurato). Ovviamente l'impatto fu minore, ma fu sempre più significativo che in altri paesi (come gli Stati Uniti).
Kurumada termina il manga originale nel lontano 1990. Personalmente ho letto il manga qualche anno più tardi, verso la fine del decennio, quando ormai ero grandicello. Il manga terminava con la sconfitta di Hades/Ade e con Athena ed i 5 protagonisti che tornano vittoriosi sulla Terra, ma con Seiya ferito in maniera seria. Tutti si aspettavano a quel punto che prima o poi Kurumada continuasse, prima o poi, la storia con la fantomatica "saga di Zeus", il re di tutti gli dei, ma quella saga non venne mai realizzata (perfino oggi, nel 2024, si dubita fortemente possa venire mai realizzata, almeno da Kurumada stesso). Nel 2006 Kurudama comincia una nuova serie di SS, sequel diretto della serie originale, ben 16 anni dopo la conclusione della saga di Hades. Questa serie si affaccia al mercato dopo vari tentativi di rilanciare SS tramite spin-off realizzati da altri mangaka, e perfino un film, Tenkai-hen, che per quanto fosse una ventata di aria fresca, fallì miseramente. Next Dimension purtroppo non era la saga di Zeus che tutti volevano, ma poco male pensarono i fan: una volta sistemato questo pre-sequel (visto che era anche prequel della serie classica) in pochi volumi (ed anni), Kurumada sarebbe passato al piatto forte. Ed invece NO, Next Dimension è durato di fatto ben DICIOTTO anni, e si è concluso appena nel 2024! Ciò è successo per varie ragioni: in primis l'autore stesso non era molto interessato più al brand Saint Seiya. Lo si capisce dal fatto che ad un certo punto ha cominciato a lavorare ad altri manga, tralasciando questo. In secondo luogo le buone idee e le idee originali sembrano ormai finite: a parte alcuni personaggi infatti, la maggior parte del nuovo cast sembra o riciclato dal vecchio, oppure ben poco interessante o fin troppo bizzarro (qualcuno ha nominato il gold saint del Cancro?). La conclusione di Next Dimension però alla fin fine lascia uno spiraglio aperto ad un sequel, ma come detto Kurumada ormai ha anche una certa età, e le vendite di Next Dimension non sono state esattamente esaltanti, tant'è che ad oggi nessuna serie animata di Next Dimension è stata realizzata, in tutti questi anni. Vari progetti si sono susseguiti per rivitalizzare il brand, incluso un film in 3D di dubbio gusto, un film più recente live action che ha floppato alla grande, ed una nuova serie animata che non ci credeva molto (ma per qualche motivo va ancora avanti...).
Serie strana Next Dimension: pubblicata in bianco e nero su rivista, come la maggior parte dei manga da tempo immemore, venne però pubblicato a colori in volume! Scelta particolare, non tanto perché si decide di colorarlo, è avvenuto per altri manga infatti, ma solo in seguito (tipo Naruto). No, la scelta è bizzarra, perché il colore non aggiunge chissà che grandi effetti al manga di base, anche se bisogna dire che non è malvagio di per sé. Bizzarri sono, come già detto, anche diversi personaggi. Do la colpa a manga "moderni" come One Piece per questo! La voglia di creare forse un'opera anche per i più piccini (che però se ne strafregano di opere vetuste come Saint Seiya) ha forse influito in maniera negativa. Kurumada una volta era il cosiddetto "principe degli shounen": riusciva ad ammaliare le generazioni di adolescenti con le sue opere, un po' per tutti gli anni '80. Ma nei '90 le cose si fecero decisamente più difficile per lui. Il flop di diversi manga, ed il mezzo flop di BtX, nonostante la serie anime, lo relegarono al dimenticatoio. Oramai il suo modo di raccontare storie non bastava più al pubblico di nuovi giovani, ed i vecchi lettori erano passati ai seinen, o avevano abbandonato i manga completamente. Quando un autore non riesce ad entrare più in sintonia con i nuovi lettori, allora deve correre ai ripari in qualche maniera, oppure cercare una nuova nicchia di pubblico. Ovviamente ci sono ancora vecchi lettori di Saint Seiya in circolazione, ma sono una frazione di quelli che erano negli anni '80 (ed in altri paesi anche '90). La cosa particolare è che il giro di affari relativo a SS è ancora piuttosto elevato, ma ciò vale soprattutto per il merchandising. Quello tira ancora bene. I nuovi manga fanno fatica invece.
Next Dimension prende il via da dove si era conclusa la serie classica: i cavalieri di Athena si stanno leccando le ferite, Seiya è in stato catatonico, ma ecco che qualcuno vuole attentare alla sua vita. Si tratta di un cavaliere decaduto, che viene usato da una sorella di Athena come sicario. Athena ovviamente non è contenta, e cerca di trovare un modo per poter risvegliare il suo amato Seiya/Pegasus. L'unico modo pare essere quello di tornare alla precedente "Guerra Sacra" contro Hades, avvenuta più di 200 anni prima. Arrivati nel passato grazie a Chronos, Athena diventa una bambina, ed i 4 protagonisti si trovano in mezzo alla guerra sacra tra l'esercito di Hades ed i 12 gold saint di Athena. Ma non solo! Appare anche un tredicesimo, inaspettato gold saint, che nasconde molti segreti, e sembra essere molto più forte di tutte le pedine in campo. Tra tutti questi si muove un altro nuovo saint, ex silver saint della coppa, che sembra aver tradito Athena. Detto così sembra una storia abbastanza intrigante ed originale, ma lo è solo a tratti: a tratti infatti sembra di rivedere la prima parte della saga di Hades e la scalata alle 12 case dello zodiaco, e solo a tratti si possono leggere parti originali. Non ha aiutato la lunga, estenuante serializzazione: ad un certo punto i lettori non erano più ansiosi di leggere nuovi capitoli, ma erano stufi di aspettare tanto tra un capitolo e l'altro. Un problema non da poco. Molti speravano che venisse realizzata una serie animata che sistemasse i problemi di sceneggiatura del manga, almeno in parte, o che almeno tagliasse le parti ridondanti, ma nessun adattamento animato è stato realizzato in tutti questi anni, e le probabilità che avvenga in futuro sono molto basse, se non inesistenti. Mentre il reboot animato infatti ha raggiunto i cavalieri d'oro, non è detto che continui in futuro con una nuova, terza stagione. SS avrebbe meritato una "terza età" più serena, ma alla fine, dopo quasi 40 anni dall'inizio del manga, il futuro di SS rimane nebuloso.
A questo punto anche la saga di Zeus sembra improbabile, anche se sarebbe la perfetta conclusione per Saint Seiya. Il problema è che Kurumada, a questo punto ha 70 anni, ed anche se cominciasse il prossimo anno l'ultima saga, quando la finirebbe? Ci sono mangaka che hanno continuato a disegnare anche a 80 anni inoltrati, ma anche Kurumada ha diritto a godersi la pensione, giusto?
Un vero peccato che Kurumada abbia perso così tanto tempo con Next Dimension: se ci avesse dedicato 5/6 anni pieni avrebbe potuto poi imbastire almeno la saga finale, in modo tale da terminare l'opera entro il 2030, volendo. Ovviamente può sempre delegare a qualcun altro il nuovo manga eventualmente, anche se non sarebbe la stessa cosa. Non mi sento di biasimare troppo il sensei Kurumada comunque, lui ci ha provato al meglio delle sue possibilità attuali. C'è chi dice che SS non è mai stato granché fin dall'inizio, ma SS funzionava alla grande negli anni '80/inizio '90. Purtroppo mostra tutti i suoi limiti narrativi al giorno d'oggi, anche se devo ammettere che leggerei 10 volte Saint Seiya piuttosto di leggere 1 volta One Piece, che ormai non si concluderà forse mai più.
Saint Seiya Next Dimension aveva molte potenzialità, ma Kurumada forse non aveva bene in mente come sviluppare la trama, e continuava a girare in tondo, come se stesse aspettando l'ispirazione suprema, che alla fine non è mai arrivata. Ovviamente lui non è un principiante, quindi in qualche maniera è riuscito a mettere insieme qualcosa di abbastanza coerente, ma con poco mordente. Se mai dovesse cominciare la saga Zeus, speriamo che ci rifletta molto prima di creare i personaggi e le situazioni, in maniera che stavolta la storia non gli sfugga di mano. Ovviamente c'è anche il rischio di creare una saga banalotta, priva di particolari colpi di scena, ma a questo punto sarebbe meglio che niente? Ai posteri l'ardua sentenza.

Lo studio Ponoc ci riprova con "L'immaginario", ma...

Dopo Mary ed il fiore della strega e la raccolta di corti Eroi Modesti, lo studio Ponoc fece uscire nel 2023 un nuovo lungometraggio, anche questo tratto da un romanzo per bambini/ragazzi. Sin dall'inizio colpiva lo stile usato per questo film, differente dai 2 precedenti: se Mary ed il fiore della Strega infatti ricordava in maniera fin troppo ovvia tanti fiom dello studio Ghibli del 21esimo secolo, L'immaginario invece cercava di distaccarsene almeno a livello di ombreggiature, con risultati non sempre convincenti al 100%.
Rispetto al loro primo film hanno guadagnato forse un tocco di originalità, cercando di differenziarsi il più possibile dallo Studio Ghibli, ma hanno perso quell'aura che rendeva i loro film belli da guardare. Mi spiego meglio, non è che L'immaginario è un film brutto a livello visivo, ma quelle tonalità pastello per quanto si possano adattare bene ad un libro illustrato per bambini, eventualmente, non riescono ad esprimere tutto il loro potenziale in un film anime. Non mancano in questo film dei bei disegni, ma in generale manca l'atmosfera che si era vista nei loro precedenti lavori.
Le prime 2 immagini sono prese da L'immaginario, mentre la terza è un fotogramma da Mary ed il fiore della strega. La differenza è innegabile, il nuovo film sembra meno "brillante" del primo, i colori sembrano più slavati, ed in generale la resa cromatica sembra decisamente meno riuscita. Che forse il motivo sia un taglio ai costi? D'altro canto produrre animazione in un certo modo costa tempo e quindi denaro, se si riesce a velocizzare la realizzazione, creando comunque un'animazione avvertita come "inferiore" da pochi appassionati ed esperti, è solo un vantaggio per chi produce questo film animato (sempre che gli incassi siano congrui, si intende). Le animazioni sono buone, probabilmente nello standard di altri film animati realizzati per il cinema, ma è difficile dirlo con certezza. La storia è ok, almeno per i bambini credo, ma manca di quella profondità che si può vedere in altri film animati giapponesi. Ovviamente il confronto con i film di Miyazaki sarebbero impietosi, ma non avrebbero nemmeno tanto senso, visto che da una parte Miyazaki ha sempre prodotto film di un certo livello quasi mai superato all'interno dello stesso studio Ghibli (se non eguagliato da Isao Takahata), dall'altro non tutti i film animati devono puntare così in alto. Ma la concorrenza è spietata, se non si riesce a spiccare in qualche maniera sul resto è difficile interessare il potenziale spettatore.

In the Aftermath - quando i b-movie incontrano gli anime!

Ai più il titolo "In the Aftermath" non dirà granché, ma per i fan del grande regista Mamoru Oshii rappresenta una di quelle opere che bisogna assolutamente vedere, a prescindere da quello che si pensi del film in sé. Infatti questo film contiene alcune scene tratte da "Tenshi no Tamago" (Angel's Egg, L'uovo dell'Angelo di Oshii del 1985). A parte le scene tratte dall'OAV, il resto è live action, ed è stata creata una nuova storia per amalgamare le 2 parti. Considerando quanto era criptico l'OAV, visto che si prestava a differenti spiegazioni, visto il contenuto altamente simbolico, il regista/sceneggiatore ha quindi dato una sua personale interpretazione dell'OAV, banalizzando forse il messaggio di base, ma creando comunque qualcosa di personale. Il risultato finale rimane un b-movie impreziosito da alcune animazioni e scenari di Oshii, non era un cult allora, non è certo un cult oggi, ma dato il mio amore sconfinato per i b-movie, l'ho apprezzato per quello che è. Ho visto b-movie di gran lunga migliori, ma questo merita comunque una visione a mio avviso.
Ma come nasce questa amalgama bizzarra? Negli anni '80 il boom delle vhs e dell'home video ha portato molte aziende, anche indipendenti, a produrre film espressivamente per il mercato casalingo. Ovviamente si trattava spesso di prodotti a basso budget, ma se la domanda di contenuti superava l'offerta, anche i b-movie peggiori avevano qualche chance, in fondo. D'altro canto ho noleggiato vari filmacci nei primi anni del 2000 pure io. La qualità non eccelsa delle pellicole era compensata dal basso prezzo del noleggio. I più ardimentosi forse anche compravano le vhs di questi film a prezzo scontato forse, nei grandi centri commerciali dell'epoca, magari a 5 dollari, o poco più. Creare una "videoteca" ben fornita a casa propria non era difficile, più difficile trovare un film decente in mezzo al marasma di uscite, probabilmente. I giovani di oggi non apprezzeranno MAI la gioia di comprare un film a pochi spiccioli pensando che fosse una figata e rimanere poi altamente delusi dalla sua qualità finale. E' anche vero però che a volte (raramente invero, ma c'era sempre qualche possibilità) si trovavano delle gemme nascoste in mezzo allo scatolone delle offerte.
E dunque il regista ed il produttore di "In the Aftermath" adocchiano l'OAV di Oshii, ma nessuno dei 2 ci capisce molto (non posso biasimarli, perfino io non credo di averlo capito molto bene), e visto che il pubblico medio non si è mai sforzato più di tanto decidono di girare un film nuovo intorno ad alcune scene chiave. Un misto animazione e live action insomma. Non proprio come "Chi ha incastrato Roger Rabbit", ma qualcosa di simile, a budget molto basso. Solitamente i film a basso budget o erano horror o erano di fantascienza post-apocalittica. Gli horror/slasher infatti non avevano bisogno di grandi effetti speciali, e quelli di fantascienza post-apocalittica avevano bisogno solo di trovare le location abbandonate giuste. Ovviamente in questo caso si scelse la seconda opzione.
Ho visto parecchie pellicole post-apocalittiche a basso budget, di solito non cercano certo d reinventare la ruota. E questa ovviamente non fa fin troppo asettico. Sembra un compitino da scuola superiore, un progetto artistico realizzato in maniera sì impeccabile, ma forse senza "anima". Come detto, forse sarebbe bastato un budget un po' più alto per trarne qualcosa di più memorabile. Forse.
"In the Aftermath" stranamente venne commercializzato solo in UK e Germania all'epoca, ed fu proiettato in qualche cinema australiano, quindi non ebbe certo modo di diventare (almeno vagamente) un cult. L'OAV di Oshii non ebbe maggiore fortuna all'epoca, risultando infatti un flop commerciale, e la sua diffusione nel mondo fu alquanto limitata per molto tempo, ma essendo un'opera di Oshii divenne poi un cult tra i suoi fan e gli appassionati di animazione giapponese. Stranamente non arrivò nel nostro paese, nonostante negli anni '90 vennero doppiati molti anime non "mainstream". Fortunatamente di recente l'hanno pubblicato un po' in tutto il mondo in un glorioso 4K restaurato!!

Ken il guerriero - il film (1986), quasi 40 anni dopo

Chissà cosa devono aver pensato i giapponesi di questo bizzarro lungometraggio, uscito dopo che la serie principale si era quasi ormai conclusa. Certo un lungometraggio animato tratto da una serie famosa non era una novità nemmeno per l'epoca: a volte ne producevano alcuni che erano praticamente solo la serie tv rimontata, con eventualmente alcune scene aggiunte o ri-animate, in altri casi invece il lungometraggio era animato ex novo (come in questo). Non era raro poi che venisse cambiata la sceneggiatura in alcuni punti, anche perché era difficile far stare decine e decine di episodi in 2 ore (scarse).
In questo film si cambiano molti avvenimenti del manga, adattandoli in maniera da velocizzare la trama, cercando di sacrificare il meno possibile, anche se non si può dire che tutte le scelte siano state, col senno di poi, molto valide. All'inizio del film si vede il classico scontro tra Kenshiro e Shin, il quale vuole accapparrarsi Julia. Shin, come da copione, sconfigge il giovane ed inesperto Ken, che viene abbandonato nel deserto ferito. MA in questa versione arriva Jagger, che non solo lo lancia in un burrone, ma gli fa crollare pure qualche tonnellata di rocce addosso.
Dopo un tempo indefinito ed indefinibile Kenshiro fa la sua comparsa per salvare Lynn e Burt. Kenshiro addirittura passa attraverso grattacieli, senza problemi. Sconfitto facilmente Z, il primo nemico vagamente forte di Kenshiro, lascia un sacchettino di semi che appartenevano a Julia alla piccola Lynn, e se ne ritorna al suo vagabondare per trovare la sua amata. Ah già, per qualche ragione in questa versione Lynn ha i capelli rosa...
Nel frattempo appare Rei, l'uccello d'acqua di Nanto, che come nella storia originale va cercando l'uomo con le sette cicatrici sul petto, che avrebbe ucciso i suoi genitori e rapito sua sorella. Nel manga più o meno la stessa cosa, solo che poi sua sorella era finita nelle grinfie di altri cattivoni, che in questo film vengono eliminati da Raoul (Raoh) in meno di 5 minuti. Rei incontra Ken, che gli spiega che l'uomo che cerca è il fratellastro Jagger. Insieme vanno al suo covo per fargli un culo così. Ken sconfigge Jagger più o meno come nella storia originale, anche se manca una tonnellata di dettagli di cose che avvengono prima. Jagger fa in tempo a dirgli che il famoso Re di Hokuto che se ne va in giro a conquistare territori in Giappone altri non è che il loro fratello maggiore Raoul. Non fa menzione di Toki.
Il Re di Hokuto nel frattempo punta alla capitale del regno di Shin, regno che ha costruito espressamente per Julia. Ma Julia lo schifa comunque. L'esercito di Raoul non ha problemi a sconfiggere quello di Shin, che in questo film è praticamente inesistente. Alla fine Raoul e Shin si scontrano, ma non viene mostrato nulla. Tuttavia Raoul si porta via Julia comunque. Nella storia originale invece Julia era creduta morta per molto tempo, tanto che né Raoul né Ken sapevano si fosse in verità salvata.
Kenshiro arriva alla Croce del Sud, scambia qualche colpo con Shin, ma si accorge che Shin è già spacciato. Egli infatti ammette che Raoul è arrivato prima di lui, e gli ha fatto letteralmente il culo a strisce, ed in più ha rapito Julia.
Nel frattempo Lynn e gli altri incontrano Julia, e le consegnano un vasetto con un fiore appena sbocciato, nato da uno dei semi che Kenshiro aveva dato alla bambina. La donna è meravigliata di vedere che un fiore sia riuscito a sbocciare. La cosa sembra infastidire Raoul, che fa crocifiggere Julia (non in sala mensa!), a meno che il responsabile di questo sacrilegio (!) non si faccia avanti. Rei si fa avanti, dice che è stato l'amore di Kenshiro, Julia e Lynn ad aver permesso questo piccolo miracolo, e poi Rei si scontra contro Raoul, che, come prevedibile, gli fa il culo a strisce (e sono 2 guerrieri di Nanto eliminati in questo film!).
Intanto arriva Kenshiro, giusto in tempo per vedere il suo "amico" Rei perire. Incacchiato come non mai, vedendo poi la sua Julia crocifissa, comincia a combattere con Raoul. Il combattimento è così intenso che molti spettatori vengono letteralmente spazzati via dall'aura combattiva! I 2 se le danno di santa ragione come nel manga, e si feriscono gravemente a vicenda, finché Lynn grida "basta!" e Raoul le dice ammiccando di crescere in fretta! Jullia è già stata dimenticata insomma, anzi, Julia è proprio sparita, non si capisce dove e quando.
Alla fine Kenshiro riprende il suo vagabondare, alla ricerca di Julia, e Raoul va a leccarsi le ferite in qualche sorgente termale. Kenshiro arriva in un'oasi, dove crede di vedere la sua amata, ma è solo un'allucinazione! THE END!
Il finale aperto probabilmente prevedeva un seguito che non è stato mai realizzato. Non è chiaro chi sarebbe potuto apparire nel seguito, per quanto si sarebbe probabilmente concluso con lo scontro finale tra Ken e Raoul. Non è chiaro se sarebbe apparso Toki o qualche altro guerriero di Nanto. Essendo Rei fuori dai giochi, di sicuro Juda l'avrebbero saltato, o riciclato in qualche altra maniera (magari come sgherro di Raoul). La cosa interessante è che poi le storie originali le hanno realizzate 20 anni dopo, con la pentalogia di film.
Perché non fu mai realizzato un altro film di Ken il guerriero negli anni '80? Questo film fu, tutto sommato, un discreto successo, sebbene non clamoroso. Evidentemente non si credeva abbastanza in un secondo eventuale film, o forse non c'era proprio una sceneggiatura valida per il sequel. D'altro canto i cambiamenti effettuati in questo film andavano ad impattare molto su quello che sarebbe successo dopo. Sarebbe stato interessante comunque vedere cosa si sarebbero inventati per un secondo e per l'eventuale terzo film sulla seconda parte di Ken il Guerriero. In teoria avrebbero potuto migliorare la seconda parte della saga, alquanto altalenante, soprattutto nella sua seconda parte, sull'isola dei demoni.
Sia come sia, questo film verrà sempre ricordato per l'estrema violenza: se infatti nella serie televisiva le scene più cruente erano parzialmente censurate a priori, in questa versione non si è badato a spese per disegnare i corpi che esplodono nella maniera più dettagliata possibile! Un'iper-violenza assolutamente sopra le righe, superiore perfino al manga originale. Ma in generale, com'è la qualità di questo lungometraggio? Le animazioni sono molto fluide, degne di un budget medio alto, il character design può non piacere, in quanto i personaggi sono anche più massicci della serie classica, ed i volti sono in media più brutti della serie tv, almeno a mio modesto parere. Masami Suda, considerato il padre della serie animata di Ken il Guerriero, qui fa del suo peggio forse (ma è comunque 1000 volte meglio di robe recenti di Hokuto no Ken) NONOSTANTE TUTTO da vedere, perché è pur sempre un film vintaggio di Ken il Guerriero!

martedì 25 agosto 2026

Installare Ubuntu 22.04 su un portatile Mediacom Smartbook 144 in pochi semplici passi

 E così un mio cugino stufo della lentezza di Windows 10, volle provare Linux su un vecchio portatile più merdoso che non si può! Io, stolto, pensavo sarebbe stata una passeggiata, visto che ho installato Linux su diversi dispositivi in questi anni. Purtroppo non avevo considerato la merdosità suprema di questo dispositivo, con un bios incasinato e la mia inesperienza su certo hardware limitato. 

Diciamo pure che installare Ubuntu su questo coso non è la scelta migliore, ci sono distro più leggere senza dubbio, ma alcune non rilevavano la scheda wifi, altre non completavano l'installazione, e così un mio amico più esperto mi ha detto: "Ma installa Ubuntu, cazzone!" Ovviamente un Ubuntu vecchio, ma ancora supportato (per un po'), così tanto per gradire. 

L'installazione in sé procede tranquilla: boot da chiavetta usb creata con Rufus dal mio nuovo pc (su cui non ho ancora installato Linux...vabbè!), premere avanti, avanti, avanti... ah no, aspetta, prima premere lingua italiana. Nessun problema insomma: Ubuntu riconosce tutto l'hardware di questo portatile subumano. Il problema avviene al riavvio...

Ebbene, per quanto grub si auto installi da qualche parte su disco, questa merda di portatile cerca ancora windows, chissà perché. Ho provato un po' di tutto, ore ed ore a leggere sul web, ore ed ore a provare soluzioni improponibili. Finché non mi viene una illuminazione! 

ASPETTA, 'sto coso fa il boot di default dalla chiavetta usb!! Il che significa che gli posso piazzare GRUB e dirgli di avviare Linux dall'SSD su cui ho sapientemente installato Ubuntu!

INSOMMA ho chiesto a Google come fare, e Gemini mi ha risposto gentilmente di scrivere da terminale:

sudo grub-install --target=x86_64-efi --efi-directory=/mnt/usb --boot-directory=/mnt/usb/boot --removable

Dove "/mnt/usb" sarebbe il percorso delle chiavetta usb ovviamente. Di solito è "/media/qualcosa/nome_chiavetta", ma dipende se la montate a mano o no. La cosa buona è che il comando grub-install fa tutto da solo, rende la chiavetta avviabile, scrive il file config di GRUB in maniera che punti alla partizione da cui si è fatto partire il comando. Ovviamente se si vuole far partire altro bisogna scrivere nel file di configurazione l'UUID della partizione di root di Linux che si vuole far avviare a mano. Nulla di difficile o complesso ovviamente.

La cosa bella di tutto questo è che alla fine FUNZIONA! L'unico difetto è che una porta usb è SEMPRE occupata, e 'sto coso ne ha solo 2, ma a tutto si rimedia con un hub usb, per attaccare mouse, una stampante magari, un vibratore usb (???) e così via.

Avessi avuto tempo e voglia  mi sarei messo a cercare una distro più leggera che funzionasse senza intoppi. Avrei voluto anche a provare ad installare Windows 10 lite, per vedere quanto lite è veramente, con 4 giga di ram ed una cpu Atom quad core. Ma qua siamo forse all'accanimento terapeutico. Questo hardware era già nato male, cresciuto peggio, ed ora vive ancora grazie a Linux, che pur arrancando ce la fa a far partire Chrome ed altri software merdosi! 

ANZI, è quasi commovente vedere Chrome riuscire ad aprire BEN 2 tab su un portatile del genere!

NON SO se questo post potrà essere utile a qualcuno, ma in caso lasciate pure un commento di ringraziamento, scherno, odio o qualsiasi cosa vogliate, non sarete ignorati (forse)!



Meno male che oggi giorno fanno le chiavette u-esse-bi piccine-picciò!