domenica 19 aprile 2015

Alt! Dogana

Mettiamo caso abbiate dei parenti fuori UE, che decidano di spedirvi dei regali di tanto in tanto, mettiamo caso che la dogana intercetti i pacchi regalo, mettiamo pure il caso che decida di far pagare al destinatario i benedetti dazi doganali. Mettiamo pure il caso che vi siate rotti di pagare questi dazi, ma vi sembra scortese dire ai parenti che i loro regali vi costano quasi più soldi di quanto costerebbe acquistare la stessa merce in UE, che fare, allora?
Sinceramente non ho trovato una risposta valida, ancora: sul sito dell'agenzia delle dogane riportano nelle FAQ la seguente risposta, alla domanda se si deve pagare il dazio anche sui regali:

"Sotto il profilo doganale,la normativa in vigore prevede la franchigia dai diritti all'importazione quando:
  • la spedizione avviene da un privato ad un privato
  • sia priva di carattere commerciale
  • sia effettuata a titolo gratuito
  • non superi i 45 Euro per spedizione"
In buona sostanza se gli ispettori doganali sospettano che il valore della merce contenuta in un pacco regalo supera i 45 euro, o comunque chi spedisce dichiara un valore superiore, siete fottuti, dovete pagare!
Non solo si paga dunque l'iva sul valore della merce, ma pure le spese di sdoganamento (5,50 euro), cosa assurda, perchè l'iva o vat che dir si voglia un privato già la paga nel paese d'origine. Che senso ha farla pagare 2 volte, dunque? Differente è il caso di un italiano che acquisti all'estero, l'iva in genere non la paga nel paese dove effettua l'acquisto, giustamente la dovrebbe pagare nel suo paese. Dovrebbe, perchè magari in passato, o anche ora, si riesce in qualche maniera ad evitare di pagare pesanti dazi ed iva. La cosa divertente è che milioni di oggetti provenienti dalla Cina invece non sono soggetti al pagamento di questi dazi, perchè appunto sotto la franchigia o non viene nemmeno controllato che il valore dichiarato corrisponda a quello effettivo! E questo ho potuto verificarlo acquistando diverse volte oggetti proprio dall'Oriente per importi minimi, di 10-20 euro al massimo, solitamente oggetti che stanno in pacchetti piccoli, tra l'altro. Se, per assurdo, nel pacchetto ci fosse un diamante, ed il valore dichiarato fosse di 44 euro, nessuna tassa sarebbe dovuta, nessun dazio sarebbe richiesto.
Ad ogni modo ci sono un sacco di piccole transazioni che in questo modo sfuggono ai dazi, probabilmente milioni di euro all'anno, dunque non deve stupire se poi si rifanno su chi onestamente dichiara il valore reale del pacco. Senza contare che se fai pagare (troppi) dazi alle merci provenienti dalla Cina gli acquirenti finiscono con il stufarsi, e non comprare più dalla Cina perchè non più conveniente. In pratica si tratta di un'evasione dell'iva in piena regola. Ciò che è peggio è che i commercianti cinesi fanno concorrenza sleale ai commercianti europei. Ovviamente non è saggio far incazzare la Cina, visto che ci tiene praticamente per le palle (per colpa nostra, sia chiaro).
Personalmente non ho problemi a pagare il dovuto, ma solo in caso di transazioni tra me ed un'azienda. Non vedo perchè dover pagare se acquisto da privati, merce per qualsiasi valore. Soprattutto non vedo perchè dover pagare tasse per un REGALO! Non conosco la situazione in altre parti del mondo, ma dubito che se io mandassi un pacco a qualche mio parente d'America questo finirebbe per pagarci qualcosa...o no?

domenica 22 marzo 2015

Come riprodurre le canzoni da Google/Play Music su qualsiasi player Android: GMusicFS (richiede il ROOT)

Chi ha un dispositivo Android probabilmente saprà che tramite un account Google può uploadare fino a 50000 canzoni sul cloud (erano 5000 fino a poco tempo fa), a gratis, il che non è affatto male se consideriamo che 500 canzoni equivalgono a circa 40 ore di musica, se supponiamo una media di 5 minuti a canzone, il che, portato a 50 mila significa più di 150 giorni di musica ininterrotta! Se a qualcuno possono sembrare poca cosa, si possono sempre creare più account Google e moltiplicare dunque le canzoni uploadabili sul cloud, ma suppongo che pochi ne sentiranno il bisogno.
Purtroppo l'unico modo per accedervi sia su mobile che su desktop è attraverso l'app apposita su Google, che non è il massimo della vita: si possono votare le canzoni, ma solo "mi piace" o "non mi piace" (un passo avanti comunque rispetto a Facebook, dove tutti i post o lasciano indifferenti o devono per forza piacere!), non si possono creare playlist intelligenti a piacere, non si possono navigare le collezioni musicali "per cartelle". Per il resto è un buon player, ma queste limitazioni lo rendono a volte poco appetibile, a meno che non si voglia appunto effettuare lo streaming delle canzoni salvate sul cloud, nel qual caso diventa indispensabile! Per gli ascoltatori di musica più esigenti, tuttavia, c'è un'altra possibilità: se infatti il proprio dispositivo Android dispone dei permessi di ROOT è possibile "montare" il file system remoto nel sistema, in pratica fare credere ai player musicali che i file presenti sui server di Google in realtà siano presenti sullo smartphone/tablet. Nulla di particolarmente sorprendente o nuovo (è almeno dagli anni '80 che è possibile farlo), ma il fatto di poterlo fare in maniera semplice con un'app apposita rende la cosa alla portata di un ampio pubblico. GMusicFS permette infatti tutto ciò, l'unico lato negativo è che bisogna avere i permessi di root sul proprio dispositivo, il che non è sempre alla portata (tecnica) di tutti, e, soprattutto, può voler dire perdere la garanzia, quindi in caso di malfunzionamenti o se lo smartphone/tablet non dà più segni di vita ci si può scordare l'assistenza gratuita, purtroppo. Tuttavia i vantaggi di avere un dispositivo "rootato" possono essere molteplici, in generale un maggiore accesso alle risorse (che siano software o hardware) dei propri dispositivi.

Ecco infine un breve filmato che mostra la funzionalità di questa piccola ma potente app:

venerdì 20 marzo 2015

Come (non) riparare un tablet android

Di recente il tablet di un mio amico ha deciso di non voler più avviarsi, era fermo al boot, con la scritta "Acet" che lampeggiava sullo schermo. Un tipico caso di bootloop, dissi tra me e me. Elementare, basta riflashare un firmware valido, e tutto tornerà a posto.
Quanto mi sbagliavo!
Dopo aver scaricato mille mila firmware per l'Acer Iconia Tab A500 (detto anche in breve Acer A500), non restava altro che copiare i file sulla micro-sd.
Facile come bere un bicchier d'acqua, no? Beh, non proprio...La cosa interessante (che sapevo comunque già) è che la recovery originale leggeva solo micro-sd sotto i 4 giga, e la più piccola che avevo sotto mano era di 8! EVVIVONA! Per la cronaca, l'unico "messaggio" di errore che appariva era il classico robottino di android kaputt (vedere l'immagine sotto)
Da quel che ho capito il robottino appare così quando il firmware non è quello adatto, o quando non riesce a trovarlo (per qualunque motivo, incluso il fatto che in recovery mode il sistema non riesce a leggere i file contenuti nella micro-sd). Va da sè che uno che non conosceva il limite dei 2/4 giga qua tirava già bestemmioni, perchè vedendo un'immagine del genere immaginava chissà quali sciagure...
Fortunatamente non era il mio caso: recuperata una micro-sd da 2 giga, cercavo dunque di ripristinare questo sciagurato tablet (che pure ormai aveva più di 3 anni e mezzo sul groppone).
Purtroppo il processo di flashing si fermava sempre al 20-25%, il che mi faceva pensare a qualche problema alla memoria interna (in fondo le possibilità che fosse danneggiata non era così remota). Dato che però non avevo idea di come procedere, prima controllai sul web se c'era qualche altro modo per flashare il firmware. Qualcosa c'era, infatti, ma occorreva il cpuid del tablet, che era accessibile solo se il tablet funzionava, o in apx mode (roba inventata a quanto pare da Nvidia-proprio l'azienda delle schede video-per i suoi chipset Tegra), tramite un programmino compilato sotto Linux!! In pratica, se il tablet andava in apx mode, ero a cavallo. Già le manovre per farlo andare in quella modalità sono esilaranti: tenere premuto reset per 3-4 secondi mentre si preme anche il tasto start, rilasciare il tasto reset e dopo 1 secondo rilasciare anche il tasto start!! FACILE, NO???
Se piglio il sadico che ha inventato questa procedura...
Ad ogni modo, in qualche maniera io ed io mio amico riuscimmo a recuperare il cpuid, Dopo averlo giustamente convertito in SBK (perchè così voleva il software A500 APX Flash), ho potuto constatare che il processo di flashing si fermava sempre allo stesso punto (vedi immagine)
In buona sostanza questo non faceva altro che confermare i miei sospetti sulla memoria interna. Sospetti che furono confermati una volta installata una custom recovery, che in effetti dava qualche messaggio in più rispetto alla recovery originale (ovvero che non riusciva a trovare la memoria interna).

A questo punto ero in un vicolo cieco. Un problema hardware di tale portata sembrava al di là delle mie capacità tecniche, e comunque una riparazione presso un centro assistenza sarebbe costata quasi certamente almeno metà del valore di un tablet nuovo (Samsung Galaxy Tab 4 a 200 euro in offerta). 
Se non che, cercando bene in rete, giunsi a questo post su XDA, che di fatto consigliava di mettere la scheda madre in forno a 200°, per al massimo 5 minuti, e poi servire caldo! (vabbè, l'ultimo passo forse non è obbligatorio...). Visto che il tablet era comunque inutilizzabile (avevo provato anche a vedere se si poteva avviare da micro-sd o da usb, ma nulla...), decisi che alla fine un tentativo si poteva anche farlo. Diamine, perchè no, mi dissi!
Pertanto disassemblai il tablet, avvolsi la motherboard in un pò di carta stagnola (come consigliato nel post), e misi il tutto nel forno. Dato che era una giornata piuttosto fredda lasciai a riscaldare per 15-20 minuti, in fondo un pò di calore non poteva fare bene* a quei poveri circuiti integrati e chip...
Dopo aver "sfornato" la scheda madre, schiacciai con un cacciavite, in maniera delicata, tutti i chip, come consigliato sul post di XDA, e poi lasciai a raffreddare. Dopo aver ricollegato il tutto la prima sorpresa: il tablet si avviava ancora! Miracolo, non avevo fottuto (ancora) la scheda!
Ovviamente il tablet andava ancora in bootloop, ma dovevo ancora verificare se la NAND ora funzionava! Utilizzando il fido A500 APX Flash provai a flashare un firmware qualunque, fosse anche il più vecchio disponibile (in fondo l'importante era che si riuscisse a flashare qualcosa). Con mio grande stupore, questa volta il processo arrivò al 100%, ma ancora meglio, una volta riavviato il tablet, finalmente si avviò pure Android! Libidine! Doppia Libidine! Libidine...vabbè, avrete capito..
Felice come una pasqua, telefono al mio amico, ed il giorno successivo lo porto pure in giro con me, tanto per strapazzarlo un pò. Dopo oltre 24 ore che funziona egregiamente decido che era il momento di aggiornarlo a KitKat (Android 4.4), tramite custom firmware, che lasciarlo alla 3.2 sembrava brutto. E qua ricominciano i casini: dopo varie vicissitudini installo una custom recovery, nuovo bootloader e via con il flashing...Ma il processo si interrompe a meno della metà, ed al riavvio tramite recovery scopro che il sistema non rileva più la memoria interna! Ero di nuovo nella situazione iniziale...
Fortunatamente leggendo il post di cui sopra qualcuno scriveva di aver avuto anche lui questo problema, ma di averlo risolto rimettendo la scheda in forno. Niente di più semplice, insomma, fatto una volta, si può rifare 100 volte!
Ecco, in teoria è così. Ma come al solito tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. E di solito è un mare in burrasca, e tu non sai nuotare!
In breve, stavolta decisi di riscaldare per bene il forno, tipo per mezz'ora, ma non avendo il suddetto forno uno straccio di termometro era un pò un volo alla cieca...Secondo stime postume potrei essere arrivato a 300-400° (ovvero il doppio della temperatura raccomandata). 5 minuti dopo avevo una piastra madre ben arroventata, pure troppo, e qualche decina di minuti dopo scoprii che suddetta piastra non si accendeva nemmeno più! Avete presente quando preparate l'arrosto e vi si brucia? Ecco, mi sentivo come l'arrosto...
La morale di questa storia qual è? In primis non dare per scontato nulla: ad un successo inatteso può sempre seguire un insuccesso altrettanto inatteso e soprattutto mortificante. Inoltre un insuccesso può sempre essere d'insegnamento per il futuro (o per altre persone), perchè se ci pensiamo se siamo arrivati a questo punto è grazie ai successi ma soprattutto agli insuccessi di molte, moltissime persone!

Un'altra nota finale: riparare un qualsiasi dispositivo elettronico spesso non è banale, occorre una certa perizia, occorre sempre fare attenzione, che qualche cagata la si combina sempre, specie se si sottovalutano alcune variabili (nel mio caso il calore del forno).

*in realtà il calore è nemico di tutti i dispositivi elettronici, altrimenti non metterebbero quelle ventole su pc, Xbox, Playstation (ed a volte pure sui televisori!)

giovedì 17 luglio 2014

La mia guerra infinita contro Amazon

Io ed Amazon a volte non ci capiamo, o meglio, io non capisco Amazon. Una multinazionale come questa, che vende di tutto a prezzi molto concorrenziali, ma non permette di acquistare beni digitali da un continente ad un altro in maniera facile: probabilmente di mezzo ci stanno leggi e cavolate varie di cui Amazon non è colpevole, tuttavia in un mercato globale come quello moderno io posso comprare un cd in Giappone, ma gli mp3 no, indipendentemente che costino di più o di meno. E dico Giappone non a caso. Ecco, dunque, se io comprassi un cd su Amazon JP (JAPAN) potrei farlo abbastanza facilmente, dovrei solo pagare spese di trasporto (10-20 euro, o più) e l'eventuale dazio doganale (qua si va a culo, ma ultimamente in dogana amano far pagare anche per i cosiddetti "pacchi dono", ovvero dei pacchi inviati da parenti/amici, realmente donati). Con tutta probabilità il cd che si vorrebbe comprare verrebbe a costare 3-5 volte tanto rispetto all'Italia, ma potrebbe valerne la pena se tale cd non è uscito in Europa, o se contiene bonus tracks esclusive del Giappone (non si sa perchè ma il mercato giapponese è sempre avvantaggiato in questo senso, evidentemente ha a che fare con quello che cantavano gli Alphaville in "Big in Japan"...). Ad ogni modo, se è solo per una/due bonus tracks, il consiglio più saggio è quello di scaricarsele a parte, anche perchè ci sono buone chance che si tratti di canzoni poco interessanti. Se ovviamente il cd non è disponibile altrove, e si vuole a tutti i costi procurarsi una copia fisica, allora non c'è altra scelta che ovviamente sborsare un sacco di soldi. Nulla da eccepire, se magari non ci fossero le copie digitali che costano assai di meno (la metà o meno, contando le spese di spedizioni e gli eventuali dazi), che però non si possono acquistare se non cittadini (anzi, se non residenti) nel territorio in cui vengono venduti. Il che fa sorridere un pò, visto che un mp3 (o qualsiasi file) funziona perfettamente in qualsiasi parte del mondo (vien da pensare ai blocchi regionali dei dvd, in tal senso). Da un certo punto di vista è comprensibile: un bene (anche lo stesso, o uno simile) può avere diversi prezzi a seconda del paese dove viene prodotto e venduto. Ad esempio un kg di pane prodotto in Italia può costare 10 volte tanto rispetto a qualche paese dell'Est Europa, per varie ragioni (tasse, costo della vita più alto e così via). Logicamente nessuno comprerebbe 10 kg di pane sapendo che quando arriveranno i panini saranno buoni solo (forse) per fare pan grattato, ma questa è un'altra storia. Tornando ai beni digitali, se, come vero, Windows viene venduto a prezzi stracciati nel lontano Oriente (su tutti, la Cina), per contrastare la pirateria, sembra ovvio che Microsoft ha tutto l'interesse a fare in modo che le copie (originali) a prezzo di saldo non vengano vendute anche in Occidente.
Ora, nel caso di prodotti digitali che non vengono venduti al di fuori del mercato dove sono prodotti, ad esempio i manga in lingua originale, mi domando perchè debbano esserci delle restrizioni assurde come questa:
La cosa peggiore è che io posso anche settare un indirizzo (fasullo) giapponese, ma poi debbo scaricare l'applicazione Kindle per gestire gli ebook (da pc non son gestibili), e qui cominciano i problemi.
Problema numero 1: il sistema geolocalizza il dispositivo su cui è installata l'applicazione del Kindle, ed automaticamente riporta allo store nazionale di riferimento, rendendo vane tutte i trucchi. Certo, si potrebbe sempre utilizzare qualche proxy, ma lo sbattimento può non essere indifferente...
Problema numero 2: i file in formato kindle sono letteralmente ricoperti di DRM...questo alla fine non è tanto problematico, ma comunque una seccatura...
Problema numero 3: Amazon si riserva il diritto di cancellare un account se ravvisa delle irregolarità nello stesso, ovvero se uno dichiara di essere residente in Nippolandia, e poi invece non è così, se ad Amazon gira ti possono cancellare l'account e con esso si perdono tutti gli acquisti digitali effettuati, ovviamente quelli su cui grava il DRM, perchè se uno acquista MP3 mal che vada li ha scaricati o li può scaricare da altre fonti, meno legali ma comunque moralmente accettabile, specie se ho pagato euro reali per l'acquisto di beni digitali!
Problema numero 4: Amazon lavora in regime di quasi monopolio, e questo rende le cose per certi versi più difficili di quanto dovrebbero essere. Le rende più difficili perchè ad Amazon interessano i grossi volumi di vendita, e non è interessata certo ad accontentare quei pochi sfegatati a cui piacerebbe acquistare prodotti in lingua originale (o comunque prodotti) che non si possono trovare altrove!
Problema numero 5: non è un problema solo di Amazon, ma come già detto, e già noto, ci sono degli assurdi blocchi regionali su film, giochi, musica e qualsiasi altro prodotto, blocchi che vanno a creare delle barriere assolutamente prive di senso, in cui la globalizzazione la fa da padrone. In pratica sarebbe meglio da dire che la globalizzazione va bene solo quando le multinazionali dicono che va bene, altrimenti nisba, l'utente finale deve ubbidire alle regole che loro stabiliscono! A conti fatti, però, se le regole sono totalmente protezionistiche ed ingiuste, dovrebbero essere cambiate!

mercoledì 18 settembre 2013

Il fallimento della democrazia elettiva in Italia

Sono passati diversi secoli da quando l'Italia dominava l'Europa, sotto la guida dei Romani, popolo indomito e senza paura. Ora l'Italia invece è quasi fanalino di coda del continente europeo, pervasa dal lassismo, dalla corruzione e dalla incapacità dei suoi governanti. Non si pensi tuttavia che ai tempi della Repubblica o dell'Impero queste cose non esistessero: la corruzione, anche ai tempi della Repubblica, era piuttosto estesa, seppure non ai livelli moderni, mentre per il lassismo e l'incapacità si deve attendere il tardo Impero, quando Roma cominciò a perdere sempre maggiore potere (e territori), pressata dalle popolazioni barbare e dalle lotte intestine per il potere. Lo Stato italiano attuale rappresenta tutto ciò che di marcio c'era ai tempi dell'Impero: corruzione morale, deriva dei costumi, inettitudine di chi detiene il potere e via discorrendo. Ed il brutto della faccenda è che siamo in una REPUBBLICA, ovvero una delle forme di governo in teoria migliori che dovrebbero esistere. In teoria. Per quale motivo dico in teoria? Uno dei motivi principali è che la democrazia è espressione della cosiddetta "volontà popolare": se il popolo è mediamente "bue" (e quello italiano lo è sicuramente sopra alla media) le sue scelte saranno indubbiamente per la maggior parte poco felici! Alcuni esempi lampanti si possono vedere nelle scelte effettuate nei referendum del passato:
uno dei più eclatanti esempi è stato il referendum sul nucleare, in cui si doveva decidere cosa fare delle centrali attive e quelle che stavano per essere attivate. La "vox populi" tuonò forte e chiaro il suo NO al nucleare, sull'onda dell'emotività causata dal disastro di Chernobyl, disastro causato dall'ottusità dei burocrati sovietici, più che dalla mancanza di misure di sicurezza. Effettivamente l'energia nucleare, data la pericolosità estrema, è sempre stata temuta, e dunque la sicurezza era un fattore fondamentale. Il nucleare inoltre è il futuro per la produzione energetica, che lo si voglia o meno. Lo sa bene la Francia, lo sa bene il Giappone (che pure ha avuto uno dei disastri nucleari peggiori degli ultimi 20 anni, anzi, IL PEGGIORE), lo sanno bene gli Stati Uniti e lo sanno bene tutti coloro i quali vivono con centrali nucleari in casa. Il pericolo c'è, ma quando i benefici sorpassano i danni potenziali la gente non dovrebbe nemmeno pensarci. In verità non ci penseremo più quando il petrolio sarà in via di esaurimento, ma questa è un'altra storia. Ecco, il Giappone, pure gravemente colpito ad oggi non ha fatto alcun referendum per spegnere le centrali residue: certo, c'è da immaginare che la popolazione non sia molto contenta, ma evidentemente la classe dirigente politica sa bene che dismettere le centrali non sarebbe una mossa giusta. In Italia invece le cose sono andate diversamente. E la gente è morta di cancro anche senza avere le centrali nucleari sotto casa!

Altra decisione discutibile è stata quella di rendere più facili i divorzi: cosa praticamente impensabile in un paese ultra-cattolico e conservatore, i danni di questa decisione si vedono ora, Per carità, a volte un'unione si sfalda, a volte proprio non si può più stare insieme, ma spesso il problema potrebbe essere facilmente risolvibile, o comunque non si pensa che dopo la separazione le cose non saranno più come prima, e se prima si riusciva a vivere dignitosamente in 2, insieme, dopo non sarà così scontato (a parte ovviamente che uno dei 2 coniugi non abbia grandi disponibilità economiche). Mi è capitato il caso di una donna che si è separata dal marito, che aveva fatto due conti (sbagliando) che l'assegno che le passava il marito più la sua pensione minima le sarebbero bastate per vivere, ma non aveva considerato che doveva anche pagarci le tasse sull'assegno mensile di mantenimento. E così i conti non tornano...E di storie così ce ne sono altre...

Altro esempio che dimostra che l'emotività popolare nuoce gravemente al popolo stesso fu quello del cosiddetto "metodo Di Bella", dal nome del medico che si diceva avesse scoperto un modo per curare leucemia e cancro, con ottimi risultati. L'eco mediatico fu ENORME, tanto che il ministro della salute di allora (Rosy Bindi...) fu costretto ad autorizzare d'urgenza la sperimentazione. Sperimentazione che ebbe esiti NEGATIVI, in pratica si era sprecato tempo, soldi e speranza delle persone. Il volgo avrebbe dovuto imparare da questa faccenda, ed invece l'affair "stamina" fa capire che così non è: in casi come questa è la cautela ed il sano scetticismo viene meno, e l'entusiasmo per una cura miracolosa si fa strada, diventando isteria di massa. Certo, quando una persona sta per morire, ci si aggrappa a tutto quello che si sente, anche a ciarlatani, tuttavia i più furbi spesso si approfittano di ciò, per spillare soldi a chi cerca un pò di speranza!

Se questo è il quadro dal lato del popolo, non va meglio nel lato governanti: le decisioni prese in passato dalle alte sfere in Italia denotano la più totale mancanza di raziocinio!
Esempio numero 1: l'ingresso dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale. Il Regno d'Italia entro nel conflitto circa un anno dopo gli altri Paesi europei, tanto per non perdere la possibilità di spartirsi la "torta" dei territori in caso di vittoria. L'Italia, come si sa, era alleata dell'impero austroungarico e della Prussia, ma grazie a qualche stratagemma riuscì a cambiare fronte, pensando che in fondo in fondo non avessero molte speranza. L'Italia aveva avuto un anno per prepararsi, un anno in cui le altre nazioni erano impantanati nella "guerra di logoramento" delle trincee, l'Italia, fresca ed ardimentosa, entrò nel conflitto. E fu subito un'ecatombe degna del peggiore spettacolo gladiatorio dell'antica Roma, non tanto perchè gli austriaci erano meglio attrezzati, più forti e più cattivi, ma sostanzialmente a causa degli antiquati schemi di battaglia a cui i generali italiani erano ancora legati! Gli anziani generali provenivano da battaglie combattute ancora con l'antico metodo napoleonico, in cui i due schieramenti fanno la carica in campo aperto, ed al massimo si sparacchiano ogni tanto. Pertanto, in questo modo i soldati italiani diventavano la carne da macello dei fucili, granate e bombe a mano austriache, che non solo decimavano le forze italiane, ma pure stroncavano il morale dei sopravvissuti! Ed ovviamente chi chi rifiutava di caricare il nemico, ben al riparo nelle sue trincee, veniva fucilato seduta stante, tanto per aggiungere oltre al danno pure la beffa! Solo migliaia di morti nella parte italiana convinsero il Governo a cambiare lo Stato Maggiore, in modo da evitare un massacro infinito. Ma intanto tanti giovani avevano perso la vita, a causa dell'ottusità di chi comandava, che riteneva secondario il preservare la vita dei propri sudditi combattenti. Certo, in guerra nessuno ti può garantire nulla, ma sprecare così tante vite fu un crimine immane, tanto più pensando che alla fine della guerra le pretese territoriali dell'Italia furono soddisfatte solo in parte. Se l'Italia fosse rimasta neutrale, forse ci avrebbe guadagnato di più...

Anche l'ingresso dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale fu un altro errore, errore che pagammo in maniera ancora peggiore. Il duce non aveva fatto mai mistero dei propositi bellici ed espansionistici, ma se l'alleato tedesco e nipponico erano ben preparati ed ardimentosi, l'Italia avrebbe avuto bisogno di almeno altri 10-20 anni per mettersi al pari con la Germania. Eppure la maggior parte degli italiani favorevole alla guerra pensavano l'esatto contrario, incluso probabilmente anche il duce. Qualcuno tra i gerarchi fascisti sapeva come stavano le cose, ma, convinto che la Germania avrebbe "tappato i buchi" non fece nulla per fermare la follia collettiva, che forse non poteva essere fermata, a meno che non ci fosse stato qualcuno a dire di no. Qualcuno che avrebbe capito che una Guerra Mondiale sarebbe stata deleteria per l'Italia. Il consenso popolare che ottenne il fascismo in parte fu conseguenza della violenza di cui faceva uso, ma in larga parte fu un consenso cieco, da parte di un popolo che si aspettava chissà quali miracoli dalla dittatura.

L'incapacità della massa di scegliere i suoi governanti, e l'incapacità dei governanti stessi è palese, dunque: il problema di fondo è che chi viene scelto per un ruolo tanto importante spesso non ha le capacità per quel ruolo. E soprattutto non esiste allo stato attuale nessuno sbarramento per evitare che le persone meno capaci riescano a conquistare l'ambita poltrona, con tutti i privilegi economici che ne conseguono. Io credo, anzi, sono convinto, che esistano persone in gamba che sarebbero in grado di portare il nostro paese verso traguardi molto più rosei di quelli attuali, il brutto è che tali persone non potranno mai sedere nelle poltrone giuste. L'assurdità del mondo moderno è che spesso chi è politico di professione non viene valutato tanto per il suo curriculum, ma più per il suo aspetto, per la sua eloquenza (sempre meno), per il suo carisma e per altri aspetti totalmente insignificanti per determinare le sue capacità effettive. Eppure chi vuole ambire ad un posto di lavoro nel settore pubblico deve dimostrare di essere una risorsa effettivamente capace, sostenendo concorsi ed esami. A volte anche per posti a tempo determinato! Ed invece no, noi continuiamo imperterriti a votare persone a cui diamo fiducia senza avere in cambio qualche prova del fatto che se la meritano. Ma un datore di lavoro non chiede di solito referenze, esperienza, qualche prova dell'effettiva capacità dei candidati? E non siamo noi forse i datori di lavoro delle persone che saranno elette? Dunque siamo dei pessimi datori di lavoro, visto che non siamo capaci di fare scelte giuste, e del resto i candidati fino ad ora si sono rivelati alquanto discutibili...
Il fallimento della democrazia in Italia è causato alla fine da noi che non siamo in grado di valutare obbiettivamente i candidati, ma soprattutto dai candidati stessi, che si rivelano inadeguati per i posti che dovranno andare a coprire. Rendiamoci conto: le aziende attualmente fanno un sacco di colloqui, test attitudinali e quant'altro, mentre noi ci fidiamo e ci basiamo solo su quello che sentiamo, anzi, talvolta votiamo un candidato solo perchè "ci pare" affidabile! Il che potrebbe andare pure bene per un posto di poca responsabilità, ma quando si tratta di guidare un intero paese le cose si fanno più critiche. Logicamente i politici di professione hanno sì collaboratori esperti, ma di questi collaboratori che ne sappiamo? Cosa sappiamo di loro? NULLA, ecco cosa. Per quello che ne sappiamo potrebbero essere anche totali inetti...Anche perchè clientelismo e nepotismo vanno a contaminare parecchio le fila delle persone che lavora nella politica (vedasi il caso del figlio di noto segretario di partito, laureatosi in Albania in 1 giorno!), e queste persone spesso non sono all'altezza del compito, senza contare che la loro presenza ruba spazio a chi si meriterebbe davvero quel posto.

Quali sono le possibili soluzioni? Innanzi tutto è doveroso scremare in maniera netta chi vuole avere accesso alle cariche elettive: i modi ci sarebbero, e dovrebbero essere utilizzati. Mi riferisco a delle selezioni che gli stessi partiti DOVREBBERO fare quando accettano nuovi iscritti che intendono fare politica attiva (ovvero essere candidati), senza contare ovviamente scremature via via più severe mano a mano che si sale nella scala gerarchica (comuni, province, regioni e stato). Solo in tal modo si potrebbe essere davvero sicuri che la gente giusta occupa i posti giusti!