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venerdì 20 marzo 2015

Come (non) riparare un tablet android

Di recente il tablet di un mio amico ha deciso di non voler più avviarsi, era fermo al boot, con la scritta "Acet" che lampeggiava sullo schermo. Un tipico caso di bootloop, dissi tra me e me. Elementare, basta riflashare un firmware valido, e tutto tornerà a posto.
Quanto mi sbagliavo!
Dopo aver scaricato mille mila firmware per l'Acer Iconia Tab A500 (detto anche in breve Acer A500), non restava altro che copiare i file sulla micro-sd.
Facile come bere un bicchier d'acqua, no? Beh, non proprio...La cosa interessante (che sapevo comunque già) è che la recovery originale leggeva solo micro-sd sotto i 4 giga, e la più piccola che avevo sotto mano era di 8! EVVIVONA! Per la cronaca, l'unico "messaggio" di errore che appariva era il classico robottino di android kaputt (vedere l'immagine sotto)
Da quel che ho capito il robottino appare così quando il firmware non è quello adatto, o quando non riesce a trovarlo (per qualunque motivo, incluso il fatto che in recovery mode il sistema non riesce a leggere i file contenuti nella micro-sd). Va da sè che uno che non conosceva il limite dei 2/4 giga qua tirava già bestemmioni, perchè vedendo un'immagine del genere immaginava chissà quali sciagure...
Fortunatamente non era il mio caso: recuperata una micro-sd da 2 giga, cercavo dunque di ripristinare questo sciagurato tablet (che pure ormai aveva più di 3 anni e mezzo sul groppone).
Purtroppo il processo di flashing si fermava sempre al 20-25%, il che mi faceva pensare a qualche problema alla memoria interna (in fondo le possibilità che fosse danneggiata non era così remota). Dato che però non avevo idea di come procedere, prima controllai sul web se c'era qualche altro modo per flashare il firmware. Qualcosa c'era, infatti, ma occorreva il cpuid del tablet, che era accessibile solo se il tablet funzionava, o in apx mode (roba inventata a quanto pare da Nvidia-proprio l'azienda delle schede video-per i suoi chipset Tegra), tramite un programmino compilato sotto Linux!! In pratica, se il tablet andava in apx mode, ero a cavallo. Già le manovre per farlo andare in quella modalità sono esilaranti: tenere premuto reset per 3-4 secondi mentre si preme anche il tasto start, rilasciare il tasto reset e dopo 1 secondo rilasciare anche il tasto start!! FACILE, NO???
Se piglio il sadico che ha inventato questa procedura...
Ad ogni modo, in qualche maniera io ed io mio amico riuscimmo a recuperare il cpuid, Dopo averlo giustamente convertito in SBK (perchè così voleva il software A500 APX Flash), ho potuto constatare che il processo di flashing si fermava sempre allo stesso punto (vedi immagine)
In buona sostanza questo non faceva altro che confermare i miei sospetti sulla memoria interna. Sospetti che furono confermati una volta installata una custom recovery, che in effetti dava qualche messaggio in più rispetto alla recovery originale (ovvero che non riusciva a trovare la memoria interna).

A questo punto ero in un vicolo cieco. Un problema hardware di tale portata sembrava al di là delle mie capacità tecniche, e comunque una riparazione presso un centro assistenza sarebbe costata quasi certamente almeno metà del valore di un tablet nuovo (Samsung Galaxy Tab 4 a 200 euro in offerta). 
Se non che, cercando bene in rete, giunsi a questo post su XDA, che di fatto consigliava di mettere la scheda madre in forno a 200°, per al massimo 5 minuti, e poi servire caldo! (vabbè, l'ultimo passo forse non è obbligatorio...). Visto che il tablet era comunque inutilizzabile (avevo provato anche a vedere se si poteva avviare da micro-sd o da usb, ma nulla...), decisi che alla fine un tentativo si poteva anche farlo. Diamine, perchè no, mi dissi!
Pertanto disassemblai il tablet, avvolsi la motherboard in un pò di carta stagnola (come consigliato nel post), e misi il tutto nel forno. Dato che era una giornata piuttosto fredda lasciai a riscaldare per 15-20 minuti, in fondo un pò di calore non poteva fare bene* a quei poveri circuiti integrati e chip...
Dopo aver "sfornato" la scheda madre, schiacciai con un cacciavite, in maniera delicata, tutti i chip, come consigliato sul post di XDA, e poi lasciai a raffreddare. Dopo aver ricollegato il tutto la prima sorpresa: il tablet si avviava ancora! Miracolo, non avevo fottuto (ancora) la scheda!
Ovviamente il tablet andava ancora in bootloop, ma dovevo ancora verificare se la NAND ora funzionava! Utilizzando il fido A500 APX Flash provai a flashare un firmware qualunque, fosse anche il più vecchio disponibile (in fondo l'importante era che si riuscisse a flashare qualcosa). Con mio grande stupore, questa volta il processo arrivò al 100%, ma ancora meglio, una volta riavviato il tablet, finalmente si avviò pure Android! Libidine! Doppia Libidine! Libidine...vabbè, avrete capito..
Felice come una pasqua, telefono al mio amico, ed il giorno successivo lo porto pure in giro con me, tanto per strapazzarlo un pò. Dopo oltre 24 ore che funziona egregiamente decido che era il momento di aggiornarlo a KitKat (Android 4.4), tramite custom firmware, che lasciarlo alla 3.2 sembrava brutto. E qua ricominciano i casini: dopo varie vicissitudini installo una custom recovery, nuovo bootloader e via con il flashing...Ma il processo si interrompe a meno della metà, ed al riavvio tramite recovery scopro che il sistema non rileva più la memoria interna! Ero di nuovo nella situazione iniziale...
Fortunatamente leggendo il post di cui sopra qualcuno scriveva di aver avuto anche lui questo problema, ma di averlo risolto rimettendo la scheda in forno. Niente di più semplice, insomma, fatto una volta, si può rifare 100 volte!
Ecco, in teoria è così. Ma come al solito tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. E di solito è un mare in burrasca, e tu non sai nuotare!
In breve, stavolta decisi di riscaldare per bene il forno, tipo per mezz'ora, ma non avendo il suddetto forno uno straccio di termometro era un pò un volo alla cieca...Secondo stime postume potrei essere arrivato a 300-400° (ovvero il doppio della temperatura raccomandata). 5 minuti dopo avevo una piastra madre ben arroventata, pure troppo, e qualche decina di minuti dopo scoprii che suddetta piastra non si accendeva nemmeno più! Avete presente quando preparate l'arrosto e vi si brucia? Ecco, mi sentivo come l'arrosto...
La morale di questa storia qual è? In primis non dare per scontato nulla: ad un successo inatteso può sempre seguire un insuccesso altrettanto inatteso e soprattutto mortificante. Inoltre un insuccesso può sempre essere d'insegnamento per il futuro (o per altre persone), perchè se ci pensiamo se siamo arrivati a questo punto è grazie ai successi ma soprattutto agli insuccessi di molte, moltissime persone!

Un'altra nota finale: riparare un qualsiasi dispositivo elettronico spesso non è banale, occorre una certa perizia, occorre sempre fare attenzione, che qualche cagata la si combina sempre, specie se si sottovalutano alcune variabili (nel mio caso il calore del forno).

*in realtà il calore è nemico di tutti i dispositivi elettronici, altrimenti non metterebbero quelle ventole su pc, Xbox, Playstation (ed a volte pure sui televisori!)

sabato 24 settembre 2011

Capacitivo vs Resistivo: due tecnologie a confronto

Come molti sapranno, gli schermi multi-touch, detti anche capacitivi sono ormai lo standard per tutti i dispositivi mobile, siano essi smartphone o tablet. Gli schermi touch sono diffusi da molto tempo, ormai, ma l'introduzione del multi-touch da parte di Apple con il primo iPhone, ha di sicuro rivoluzionato in maniera sostanziale il mercato. Il multi-touch ha portato infatti con sè metodi di input fino a quel momento impossibili o quasi da realizzare, tra tutti il "pinch to zoom", o i controlli virtuali su schermo (utili ad esempio con i giochi), o ancora la tastiera virtuale che permette di tenere premuto il "tasto" shift per le maiuscole e molte altre combinazioni diverse. Gli schermi resistivi, invece, non supportano il multi-touch, sebbene in passato ci sono stati dei progetti per schermi resistivi adattati per supportarlo, ma è rimasto tutto a livello di prototipo. Attualmente, dunque, sembrerebbe ormai sancita la vittoria della tecnologia capacitiva su quella resistiva, o, perlomeno, il trend di mercato sembrerebbe quello. C'è tuttavia un campo di utilizzo nel quale la vecchia tecnologia si dimostra ancora superiore, o perlomeno più adatta, rispetto alla nuova: mi riferisco alla scrittura ed al disegno a mano libera, che seppure fattibile "in punta di dita" è sicuramente un'attività più comoda con un pennino (stilo). Ed ora vengono i problemi! La tecnologia capacitiva si basa infatti sulla perturbazione del campo elettrostatico da parte di qualsiasi oggetto in grado di condurre elettricità, tra cui appunto il corpo umano. Quando un dito viene appoggiato sulla superficie appositamente trattata dello schermo capacitivo, il sistema rileva dunque il tocco, a differenza di uno schermo resistivo, dove è necessario fare pressione sullo schermo (in maniera più o meno vigorosa, a seconda della qualità dello schermo), perchè il tocco venga rilevato. Tuttavia gli schermi capacitivi sono stati pensati per ricevere input dalle dita umane, e quindi la superficie di contatto per cui sono stati tarati corrisponde ad una circonferenza ideale grande quanto un polpastrello umano, o poco meno. Il motivo di ciò è che se fosse tarato per dispositivi di input più sottili, al tocco di un polpastrello il software rileverebbe decine di input contemporaneamente!! Ecco perchè i touch-screen capacitivi funzionano egregiamente con le dita umane, ma NON funzionano con le penne pensate per gli schermi resistivi (c'è anche un altro motivo per cui non funzionano, perchè sono di plastica, materiale notoriamente non conduttivo).
Attualmente vi sono due tipi di pennini disponibili per gli schermi capacitivi, quelli con la "punta" in materiale morbido, che simula efficacemente un polpastrello umano (beh, più o meno efficacemente), e quelli con una punta "dura", che si avvicinano maggiormente ai pennini per schermi resistivi. Per forza di cosa chi vorrà utilizzare i tablet con schermo capacitivo dovrà utilizzare dei pennini con punta dura, in quanto molto più vicini all'esperienza del disegno a matita o penna. Di questo tipo di pennini ci sono in pratica solo 2 esponenti, piuttosto differenti nell'aspetto, ma che permettono un certo grado di precisione. Si tratta della Dagi e dell'oStylus. La prima costa intorno ai 20$, mentre la seconda arriva quasi a 40$!


l'oStylus presenta un design interessante ed innovativo, e, come si può notare, è l'unica penna che permette di vedere il tratto che si sta disegnando (infatti il punto che viene tracciato si trova proprio al centro della "O")





La Dagi ha una "punta" circolare in plastica, collegata al corpo principale della penna tramite una piccola molla. Cio permette una certa mobilità del disco, ed in teoria dovrebbe anche permettere una maggiore precisione




















Non mancano ovviamente delle penne appositamente auto-costruite, che, a seconda della bravura e della perizia di chi le usa, possono fare miracoli!


domenica 15 agosto 2010

PSP: come portarsi appresso tutte le memory stick!

Questo semplice progettino mi è stato ispirato dal famigerato UMEMD, che permetteva di portare con sè ben 4 memory stick. Utile, certo, ma anche troppo costoso, per i miei gusti. Sicchè, quando la necessità aguzza l'ingegno, bastano pochi materiali per realizzare qualcosa di utile e magari pure "carino" (non come quello da me realizzato, s'intende! Purtroppo sono troppo scarso in questi lavoretti...). Basta infatti un pò di cartoncino, della stoffa, colla vinilica, ago e filo per rifinire la vostra "tasca porta MS" e un pò di pazienza. Ricordarsi di cucire anche un nastrino sulla parte superiore della tasca per agevolare l'estrazione della stessa dallo slot umd, altrimenti potrebbe essere piuttosto difficoltoso. Ricordatevi inoltre di realizzare la tasca qualche millimetro più stretta di un UMD, mentre per l'altezza non superare di 2 centimetri la lunghezza di un memory stick (pro). Cercate inoltre, se realizzate la versione per 4 memory stick di mantenere lo spessore della tasca il più contenuto possibile. Un'ultima raccomandazione: questo progetto ha senso solo se avete una PSP modificata, capace dunque di far partire giochi e programmi direttamente dalle schede di memoria, ovviamente. Inoltre, se pensate che una cosa del genere non vi serva perchè non portate mai la vostra PSP in giro, dovreste farci un pensierino, perchè prima di utilizzare questa tasca ho rischiato per due volte di perdere i miei memory stick!!