venerdì 15 settembre 2017

[Cibi e bevande da discount] "Mitico" di Barret

Scoperti da poco nel discount dove di solito faccio la spesa, questi biscotti si mostrano come una brutta copia dei Ringo, ma saranno altrettanto buoni? La risposta dopo la pubblicità:

Mmm, sembrano buoni, no? No,
Ecco l'economico pacco da 6 confezioni, se ricordo bene dovrebbe costare poco più di un euro
Diciamo la verità, a parte l'aspetto il sapore e la qualità dei veri Ringo è ben distante, la crema alla vaniglia tra i biscotti non è malaccio, ma è poca e soprattutto non è...cremosa per nulla!

Come si può vedere il quantitativo di crema è irrisorio
 I biscotti non sono molto saporiti, sono piuttosto secchi e non hanno un gusto troppo soddisfacente. Anche per via della poca crema non riescono a soddisfare completamente chi vuole fare un semplice spuntino o merenda.

SENTENZA: 4/10
Pur tenendo conto del basso prezzo non si può dire sia un prodotto valido, o meglio lo è solo se si vuole risparmiare a tutti i costi, prendendo un prodotto che assomiglia ad un altro ma senza avvicinarvisi se non nell'aspetto. Bocciato senza pietà.

Valori nutrizionali ed altre informazioni

Ingredienti

domenica 3 settembre 2017

[Recensione] Death Note (2017)

Se Death Note fosse uscito al cinema sarebbe stato un flop epocale, roba al livello di Ghost in the Shell, per intendersi, e sarebbe stato un flop sicuramente meritato, visto che il film non è esattamente quello che si può definire un capolavoro. Il problema sta in una sceneggiatura confusa, in personaggi scritti male e recitati spesso anche peggio, in una regia al limite della denuncia ed in generale in un "prodotto" realizzato tanto per capitalizzare la fama dell'originale.
La visione di questo film non è stata però del tutto inutile, perché mi ha fatto apprezzare maggiormente l'opera originale, soprattutto alcuni passaggi che nel film erano semplicemente ridicoli, mentre nel manga/anime erano stati realizzati con estrema perizia.
Le cose peggiori di questo film? Partiamo dal personaggio di Mia, basato in maniera alquanto lontana su Misa, idol che diventa la fan numero 1 di Kira per motivi ben precisi. Mia invece è una cheerleader, compagnia di scuola di Light (Turner), e non si capisce quale interesse abbia a stare con Light. E' ammaliata dal Death Note, ma al contempo non è che abbia una motivazione reale che la spinga ad abbracciare la "filosofia di Kira": nel film la vediamo guardare un film della serie "Phantasm" (un film horror del passato piuttosto famoso) e chiedere dettagli riguardo alla morte di un loro compagno di scuola a Light, quindi si intuisce il suo gusto per il macabro, ma questo non giustifica in pieno il suo interesse per il Death Note, è insomma un personaggio piatto e privo di motivazioni credibili.

Light (Turner), il protagonista, è assai lontano dal suo omonimo giapponese: non ha un senso di giustizia distorto come il suo predecessore, utilizza dapprima il Death Note per alcune vendette personali, e poi, quasi per gioco, diventa il "giustiziere" noto come Kira. Durante tutto il film mi sono chiesto perché continuasse a tenere il Death Note, quando era chiaro che non aveva le "palle" per continuare a giocare un gioco più grande di lui. Bocciato anche lui, dunque, anche se meglio di Mia.

L è molto simile alla sua controparte giapponese (a parte il colore della pelle), ma quello contro cui si trova a combattere non è un Kira alla sua altezza, anzi, Light (Turner) è un avversario debole, potrebbe essere smascherato senza problemi, sarebbe bastato installare videocamere nascoste in casa sua, hackerare il suo telefono e via dicendo (tutte cose che invece vengono fatte nel manga), ed invece l'unico momento epico del loro scontro è una chiacchierata di 5 minuti in un locale.

Il padre di Light (Turner) è abbastanza simile alla controparte cartacea, mantiene il suo rigore, la sua onestà, ma al contempo non riesce a ricalcare la grandiosità del personaggio originale. Nel finale del film scopre la verità, al contrario del padre di Light (giapponese), che muore credendo ancora in suo figlio, ma il momento, anziché scioccante, si rivela quasi imbarazzante, per padre, figlio e pubblico!

Menzione speciale a Ryuk, che anche se non ci fosse cambierebbe poco o nulla. L'unica scena in cui Ryuk è davvero significativo è verso la fine: fossi stato negli sceneggiatori avrei eliminato il personaggio, risparmiando così i soldi degli effetti speciali e di Willem Dafoe, tanto appare già poco.

Troppe scene inutili e/o ridicole: la rappresentazione di alcune morti stile "Final Destination" le ho trovate fuori luogo ed al limite del plagio, anziché citazione come forse sarebbero dovute essere. Tra le scene ridicole ricordiamo l'apparizione di Ryuk davanti a Light, che urla nemmeno fosse una scolaretta delle scuole elementari (il Light nipponico manco si era scomposto), la scena in cui Light e Mia parlano del Death Note a scuola urlando quasi a squarciagola (per essere sentiti meglio?), la scena in cui dal nulla arriva un seguace di Kira che salva Light dalla furia di L (scena magistrale, meriterebbe un Oscarrafone), la scena del ballo scolastico in cui nessuno degli agenti si accorge che Light non è al ballo (si è appena scambiato il posto con un ragazzo che manco gli somiglia!) e....potrei continuare, ma meglio che mi fermo qui!

Ovviamente c'è anche qualcosa di buono, che poi sarebbe il pezzo finale dalla ruota panoramica in poi, ma è troppo poco per salvare l'intero film, e soprattutto in quei 10-15 minuti pare che Light diventi la mente criminale più astuta dell'universo, dopo un intero film passato a mostrarci Light in difficoltà anche nell'allacciarsi le scarpe! Che sia diventato un genio tutto d'un tratto? Difficile da credere...
A proposito del finale, dopo il plot twist c'è pure un altro colpo di scena, abbastanza geniale, sia che venga inteso in un modo sia nell'altro, ovviamente cosa sarà successo davvero lo scopriremo solo nel sequel, che quasi sicuramente verrà prodotto.

SENTENZA FINALE: 6-- , perché a Ghost in the Shell (2017) darei 5 1/2, e questo film è (solo) un pelino meglio!


lunedì 28 agosto 2017

Manga sickness: Netflix salverà gli anime, ma chi ci salverà da Netflix?

Di recente Netflix ha annunciato diverse serie animate made in Japan che arriveranno nei prossimi mesi in esclusiva sui propri "schermi", e molti fan dell'animazione nipponica hanno subito salutato la notizia con estrema gioia, decretando poi che Netflix molto probabilmente "salverà gli anime".
Ebbene, qualcuno si chiede esattamente cosa ci sia da salvare, se si parla di quantità o qualità, di equità nel salario degli intercalatori, animatori e perfino registi.
Una cosa certa è che Netflix produce diverse serie di successo, che sono il motivo primario per cui ogni mese milioni di persone si abbonano o rimangono abbonati al servizio di streaming, ed indubbiamente la qualità delle serie (ed in parte dei film) di Netflix è indubbia. Personalmente non sono un grande fan delle serie tv in generale, quindi per me Netflix è un po' un servizio inutile, preferisco film e serie animate, ma purtroppo i film presenti li ho già visti quasi tutti, e le serie animate sono pochine. Va da sé che questa notizia ha fatto drizzare le orecchie pure a me, visto che avevo usufruito di un mese gratis prova in luglio per vedere la prima parte di Little Witch Academia ed adesso ero intenzionato ad abbonarmi per vedere la seconda parte ed il (probabilmente) pessimo film dal vivo di Death Note. Due sono i progetti animati che mi interessano particolarmente: uno è Devilman Crybaby, rivisitazione (?) del Devilman di Go Nagai. Dopo aver visto il primo trailer non sono più tanto convinto della bontà dell'opera, ma non è detto che farà schifo, diciamo che avrei preferito una serie più fedele all'opera originale!


Altra serie è un reboot de I Cavalieri dello Zodiaco, che sarà realizzato in 3DCG, saranno 12 puntate che copriranno la storia dall'inizio fino agli scontri con i Silver Saints. Qui le criticità sono 2: la prima è che appunto la serie sarà realizzata interamente in CG, e la gran parte degli anime fa schifo se realizzata in quella maniera, la seconda è che la sceneggiatura sarà affidata ad americani. Non voglio dire che gli sceneggiatori americani non siano in grado di scrivere buone storie e dialoghi, ma il rischio di "boiate galattiche" è sempre in agguato, tra l'altro non è che la sceneggiatura della serie animata di Castlevania fosse sempre ineccepibile, anzi.

Poi c'è un progetto legato a Godzilla, in uscita a novembre, anche questo realizzato in computer grafica, purtroppo. Godzilla: Monster Planet ha una trama abbastanza originale, ma dal punto di vista tecnico non sembra essere un granché. A volte mi chiedo perché i giapponesi insistano nel realizzare anime interamente in CG, quando è palese che non sono in grado di garantire una qualità accettabile: è come voler realizzare il film di "Frozen" con 1/10 del budget e del tempo, è chiaro che non potrà funzionare!


Chiaramente non è detto che gli anime in CG continueranno a fare più o meno schifo in eterno, ma fa pensare che Castlevania sia invece prodotto in maniera tradizionale: non siamo ai livelli di in capolavoro come Vampire Hunter D Bloodlust, ma di sicuro dal punto di vista visivo rende meglio di qualsiasi schifezza realizzata in computer grafica (che non abbia un budget da 100 milioni di $$, ovviamente). Paradossalmente, insomma, Netflix si dimostra paladina dell'animazione tradizionale, mentre i giapponesi continuano a sperimentare modi per tagliare i costi e velocizzare la produzione di anime, continuando a fallire perché il mercato interno dell'home video è in continua contrazione (sempre meno copie fisiche vendute, ogni anno che passa), e far quadrare i conti è sempre più difficile. Da questo punto di vista è anche evidente che gli studio di animazione rischiano sempre di meno con anime originali, visto che non sono sicuri di come risponderà il pubblico. Va da sé che l'appiattimento culturale è sempre in agguato, e la mediocrità rischia di regnare indisturbata. Ecco perché c'è chi vede in Netflix una sorta di mecenate salvifico che possa finanziare opere un minimo più originali e complesse: purtroppo però Netflix deve anche far quadrare i propri conti, e non può permettersi di rischiare più di tanto, ed anche qui tutto tende a livellarsi verso una certa mediocrità di fondo, che è poi ciò che porta a Netflix abbonati e quindi soldi. Inoltre la cosa interessante è che Netflix punti ad avere contenuti un esclusiva di franchise già ben noto al grande pubblico occidentale, come appunto Devilman, Saint Seiya e Godzilla. Non importa alla fin fine la qualità dei contenuti (purché sia decente, ovviamente), basta che Netflix possa fregiarsene. Poco importerà dunque se la serie classica di Saint Seiya sarà superiore a questo reboot/remake, perché quella serie non sarà disponibile (se non per vie traverse) online.

L'originalità a tutti i costi è una cosa inutile, in fondo, inutile e pericolosa, pericolosa perché non si sa come reagirà il pubblico. Non mi stupirebbe se in futuro Netflix producesse più remake di grandi classici, o si mettesse a produrre più serie legate a franchise famosi come Castlevania (magari una serie animata si Super Mario?), in fin dei conti Netflix deve continuare a produrre contenuti in esclusiva se vuole continuare ad esistere: se uno ci pensa, è un bel lavoraccio!

In definitiva, Netflix salverà davvero l'animazione giapponese? La risposta temo sia negativa, per varie ragioni: in primis Netflix non ha abbastanza capitale per produrre decine e decine di serie che ogni anno vengono prodotte (anche un centinaio all'anno), e se anche avesse la forza economica di produrle non è detto che ne abbia la volontà. In secondo luogo player come la Cina stanno iniziando a produrre serie animate di successo, che vengono importante anche in Giappone. In Cina quello che manca è proprio la manodopera a buon mercato, disposta a lavorare per poco ed a vivere perfino sottoterra, a Pechino. Stando così le cose un animatore può costare ancora meno che in Giappone, dove vengono pagati già poco. Va da sé che se la Cina dovesse acquisire in fretta il know how necessario per produrre molte serie di qualità si può dire che la japanimation è bella che defunta, con tutto ciò che ne consegue. Certo, dipende molto da quanto i cinesi vogliano investire nel settore, e soprattutto se vogliono produrre solo per il mercato interno (come avviene per la maggior parte dei loro film) o abbiano intenzione di conquistare Oriente ed Occidente con i loro prodotti.
C'è poi la possibilità che gli USA vadano a colmare il vuoto eventualmente lasciato nel caso la crisi dell'animazione giapponese diventi davvero grave, ovvero gli USA andranno a produrre direttamente serie tratte da manga giapponesi o serie originali realizzate con lo stile tipico degli anime giapponesi, magari con un regista o un character designer giapponese ma il resto dello staff americano. Probabilmente questa ipotesi, potrebbe risultare piuttosto verosimile, come dimostrerebbe il remake/reboot di Saint Seiya.









martedì 4 luglio 2017

Manga sickness: il drammone dei fansubber

Innanzitutto vorrei ringraziare sentitamente tutti coloro i quali si mettono a tradurre amatorialmente opere che altrimenti col cavolo che vedremmo da noi, che siano manga o anime (e pure videogiochi, talvolta). Si tratta di un'attività che porta via tempo e fatica, che non porta molta gloria né denaro, ma la si fa (anche) per passione. Quindi lodi e lodi a tutti coloro i quali si sforzano per produrre sottotitoli o scanlations decenti in una lingua comprensibile a gran parte del volgo, nessuno vi ringrazierà abbastanza.
Purtroppo come c'è il lato "chiaro" della faccenda c'è anche un lato più oscuro, rappresentato da chi si "frega" il lavoro effettuato dai fansubber e lo mette sui propri forum o siti. Chiaramente non è dissimile dal fenomeno del freeloading su Facebook, solo che in questo caso si parla di materiale che non è già legale in partenza (il fansub è tollerato infatti, ma la legge parla chiaro). quindi i fansubber non possono essere tutelati dalla legge del diritto d'autore, in quanto sono loro stessi i primi ad infrangerla! D'altro canto i portali che raccolgono episodi fansubbati svolgono comunque un'importante funzione, ovvero permettono agli utenti di trovare ciò che cercano in un unico posto, senza dover cercare troppo in giro per il web. In questo senso riescono ad offrire un servizio anche migliore di Netflix ed altri, in quanto riescono a raccogliere molto più materiale di quanto riescono a fare altri servizi di streaming, Certo, è tutto illegale, ma i vantaggi della cosa sono innegabili: oltre a poter risparmiare un bel po' di soldi, c'è la possibilità di trovare serie anche piuttosto vecchie che nessuna piattaforma di streaming legale proporrà mai, senza contare il lato "social" che questi siti illegali talvolta offrono, che è comunque un plus per molti utenti.
La verità di fondo è che non si può bloccare il warez nella rete, non si può bloccare quasi nulla in rete, ed anzi visto che i contenuti che tali siti hostano appartengono ad una miriade di proprietari di copyright diversi va da sé che è quasi impossibile fare qualcosa in merito. In pratica quella dei fansubber è una lotta contro i mulini a vento, ancora più grande di quella dei detentori dei diritti d'autore. Personalmente lotte del genere le trovo alquanto inutili, visto che, come si è potuto vedere, anche se chiudono grandi portali come PirateBay o Megaupload resteranno sempre forum e siti specializzati più o meno grandi che posteranno materiale illegale, che piaccia o meno ai fansubber, non ci si può fare molto e, soprattutto, non è detto che sia sempre desiderabile farlo!

Manga sickness: l'abuso della CGI sta rovinando gli anime

La tecnologia è quasi sempre una buona cosa, permette di realizzare cose che prima non erano fattibili, oppure di tagliare i costi ed eliminare fatica fisica e/o mentale. La tecnologia però dev'essere utilizzata in maniera da non far rimpiangere le tecniche tradizionali, specie nel caso vada a sostituirle completamente. È il caso di diversi anime recenti realizzati completamente (o quasi) in CGI, come le 2 recenti serie di Berserk del 2016 e 2017, in cui sono evidenti i problemi dettati dall'utilizzo di una tecnologia senza avere un budget ed un know how adeguato: i risultati pessimi sono facilmente visibili da tutti, ed anche se molti hanno mostrato di apprezzare la serie nonostante lo scempio grafico resta comunque il fatto che tale serie è un abominio dal punto di vista tecnico, registico e stilistico.

Un esempio tra i tanti...si ride per non piangere


Qualcuno potrebbe obbiettare che probabilmente sarebbe stata una pessima serie anche se animata in maniera convenzionale, tuttavia non possiamo saperlo per certo: ci sono esempi di serie animate realizzate in maniera tradizionale che "fanno schifo al cazzo" (si veda "Mila e Shiro - il sogno continua"), ed anche alcuni episodi di anime come Dragon Ball Super hanno mostrato che la fretta ed un budget non adeguato possono creare mostruosità a prescindere. Il problema (e limite) principale rimane però ad oggi quello di creare tramite la CGI un anime che sia paragonabile come qualità e come aspetto agli anime fino ad ora realizzati con tecniche tradizionali, cosa non impossibile, ma fino a questo momento non si può dire che sia avvenuto, o comunque non in maniera efficace. Il problema principale della CGI è che essa è costosa, ma il budget degli studio che realizzano anime di solito non è molto elevato, e così ci si trova di fronte ad un'opera che vorrebbe ambire ad essere un blockbuster hollywoodiano, ma il risultato finale è qualcosa come "Sharknado", un prodotto di serie B che però nel caso degli anime non è "trash", è semplice spazzatura. 
In molti anime recenti la CGI è stata utilizzata con alterno successo per realizzare animazioni di oggetti meccanici o inanimati,  cosa alquanto sensata da un certo punto di vista, anche se spesso si è notato la difficoltà di amalgamare le parti realizzate in CGI con quelle realizzate in animazione tradizionale: il risultato finale è un guazzabuglio discontinuo e disomogeneo che per lo spettatore più navigato è come "un pugno in un occhio", ovvero risulta brutto da vedere, per usare termini terra terra.

Questo è un esempio di oltre 10 anni fa, ma resta comunque abbastanza emblematico di come la CGI possa essere brutta da vedere

Un esempio molto più recente di come una CGI realizzata al risparmio risulti brutta e poco armonizzata con il resto di un anime!

Cyborg 009 - Call of Justice, completamente realizzato in CGI, il risultato finale non è troppo esaltante, specie confrontandolo con il contemporaneo Cyborg 009 vs Devilman (che comunque contiene alcune scene in CGI)

Ci sono diverse serie animate occidentali realizzate completamente in CGI che sono gradevoli da vedere, cbe funzionano, tecnicamente non molto complesse, e molto probabilmente non molto costosi da realizzare, mentre invece in ambito giapponese gli esempi davvero validi sono pochi: si potrebbe pensare che è "questione di tempo" e pratica, che ci vuole insomma pazienza prima di vedere risultati apprezzabili,  tuttavia l'animazione nipponica è in un periodo di crisi profonda, visto che le vendite di dvd e bluray non sono talvolta sufficienti a coprire le spese di produzione di diversi anime. Non per nulla da diversi anni gran parte delle serie prodotte non sono più lunghe di 12-13 episodi, anche perché rischiare di produrre serie più lunghe può essere molto rischioso dal punto di vista finanziario. 

Siamo insomma arrivati ad un periodo storico in cui ci sono poche opere animate in grado di fare soldi (si veda ad esempio l'ultimo film di Makoto Shinkai, Your Name, oltre 350 milioni di $ di incasso), mentre perfino serie tratte da manga noti vengono adattate in maniera frettolosa e con budget ridicoli. Il denaro sembra scarseggiare, insomma, ma l'industria dell'entertaining macina comunque cifre importanti: Netflix aumenta il suo numero di abbonati di mese in mese, grazie alla sua offerta di film, serie tv e serie animate, che provvede anche a finanziare in prima persona: che sia dunque Netflix l'unica in grado di salvare molti studios di produzione anime nipponici? Difficile dirlo, di sicuro il mercato interno giapponese è divenuto un campo minato: le vendite di dvd e bluray calano di anno in anno, e questo porta chiaramente a porre molte domande sul futuro del settore. Curiosamente invece il settore manga e videogiochi ha visto aumentare gli introiti (non in maniera esponenziale, ma comunque stabile): le vendite di riviste-contenitore storiche come Shounen Jump sono calate, ma le vendite di volumi sia in formato fisico che digitale (in crescita) si mantengono forti.

Per concludere, probabilmente in futuro l'uso della CGI negli anime permetterà di ridurre tempi e costi di produzione, e, si spera, gli studi nipponici diventeranno molto più bravi di quanto lo sono ora. Nel frattempo però verranno prodotte molte serie  schifezze dalla qualità discutibile, cosa che potrà risultare poco rilevante per chi guarda in maniera poco attenta gli anime, ma per chi sono anni (se non decenni) che segue in maniera più o meno critica l'animazione giapponese (o anche quella di altri paesi) la transizione è piuttosto "dolorosa", e soprattutto è orribile spesso a vedersi. Qualcuno potrà dire che le mie critiche possono sembrare simili a quelle di chi negli anni '70 parlava male degli anime perché "fatti al computer" (dichiarazione folle, fatta senza nemmeno sapere come gli anime venivano effettivamente realizzati), e non è nemmeno neo-luddismo mal celato, è proprio una questione di principio: piuttosto che realizzare anime con una pessima cgi sarebbe meglio non realizzarli proprio!