venerdì 25 agosto 2023

Lupin III part 3, 30 anni dopo, e altre riflessioni

 Non ricordo esattamente la prima volta che vidi la terza serie di Lupin, di sicuro era negli sfavillanti anni '90. All'epoca non mi piacque tantissimo, sembrava così strana. Inoltre era così censurata e mutilata da stravolgerla in maniera considerevole in certi episodi. Ma noi giovani spettatori non lo sapevamo, potevamo forse immaginarlo, ma non avremmo avuto la certezza fino a qualche anno più tardi, leggendo sulle riviste specializzate delle censure operate sulla serie, e poi ovviamente sul web. Dicevo dunque che la terza serie mi era sembrata molto strana rispetto alle serie precedenti: devo ammettere che non ero nemmeno un grande fan della prima, forse ero troppo piccolo per apprezzare un Lupin così vicino al manga originale, la seconda serie invece era quella perfetta a mio avviso. Ed era anche molto lunga, circa 150 episodi, dunque era quella che forse avevo visto di più grazie alle repliche di Mediaset. La prima serie appariva anche più datata della seconda, e quindi di fronte ai miei occhi da fanciullo era inevitabile preferire la serie dalla giacca rossa. Nonostante fosse più recente, la terza serie non era all'altezza della precedente mi dicevo. Certo, le avventure di Lupin erano sempre pazzesche, forse un po' troppo in questo caso. Si passava con disinvoltura da piratesse in cerca di tesori sommersi, ad uno scienziato che voleva clonare Lupin per fargli rubare tesori, ex nazisti in cerca di un favoloso tesoro nazista, e via dicendo. Si dice che negli '80 le droghe scorressero a fiumi ad Hollywood, chissà se era così anche in Giappone, nonostante il grande proibizionismo tuttora esistente. Per anni insomma ho cavalcato l'onda dell'odio diffuso nei confronti di questa serie. Odio forse in parte meritato, ma in larga parte ingiustificato. E sì che la terza nacque soprattutto perché la coproduzione franco-giapponese di Lupin VIII, che doveva raccontare le avventure del pro-pro-pro-nipote di Lupin III (nel futuro ovviamente) fu interrotta a causa di problemi di diritto d'autore. In Francia infatti Lupin (il nonno di Lupin III) era ancora un personaggio coperto da copyright, mentre in Giappone non lo era più da molto, molto tempo, almeno dalla fine degli anni '60). Queste beghe legali fecero sì che la produzione di questa serie si fermasse, e tutto ciò che resta oggi è un episodio non doppiato che si può trovare anche sul web, e che in Giappone è stato pubblicato poi come bonus qualche anno fa. Forse la serie di Lupin VIII non sarebbe stata poi il massimo, ma è un peccato non averla potuta vedere nella sua interezza. Così i giapponesi decisero di realizzare una nuova serie interamente in Giappone, visto che erano passati diversi anni dalla fine seconda serie. E cosi nel 1984 fu prodotta la terza serie di Lupin, che per molto tempo fu anche l'ultima. Eh già, perché se nel frattempo veniva prodotto un film ogni anno, di serie televisive non ce ne fu una nuova fino al 2012, mentre la vera e propria quarta serie venne prodotta appena nel 2015, esattamente 30 anni dopo la fine della terza. Incredibile che negli anni '90 non venne prodotto alcun revival. D'altro canto in quella decade uscì anche l'ultimo film cinematografico dedicato al ladro gentiluomo,  he ironia della sorte era anche il primo (ed unico) diretto dallo stesso Monkey Punch, creatore del manga originale. Rispetto ad oggi sembra che la fama di Lupin III si stesse avviando verso il viale del tramonto. Nel frattempo in Italia continuavano le repliche senza un domani: su Italia uno alle 13:00 o 13:30 Lupin garantiva sempre buoni numeri, forse leggermente inferiori a quelli dei Simpson, ma comunque abbastanza spettatori. Anche di più di anime più recenti come Conan o Blue Dragon. Verso la fine degli anni '90 Mediaset comincio a trasmettere anche i film di Lupin, che fino a quel momento si erano intravisti solo in home video. Vari film furono trasmessi in prima serata su Italia 1 all'epoca, con un discreto successo di pubblico. Lupin in fondo era uno dei personaggi più amati dagli italiani, un po' come Mazinga, Goldrake e simili. Presto però cominciò il suo declino anche in Italia: nei primi anni del 2000, con la progressiva dismissione degli anime su Italia 1, anche Lupin non ebbe più la visibilità di cui godeva fino a quel momento. Senza più repliche a rinfrescare la memoria di Lupin, arriviamo dunque al 2015, anno in cui la quarta di Lupin viene alfine prodotta. Era una serie importante per l'Italia, proprio perché ambientata nel Belpaese. La serie viene pubblicizzata molto su Italia 1, che decide di trasmetterla in prima serata. Ma dopo un paio di serate di numeri deludenti la serie viene poi lasciata "morire", trasmettendola di notte, dopo la fine delle Iene, anche dopo l'una di notte. Un vero peccato, ma dimostrava 2 cose: in primis che Lupin non interessava più molto al grande pubblico, e secondo che il periodo d'oro di Lupin in Italia era finito forse per sempre. È strano vedere da un lato un interesse sempre maggiore riguardo a questo personaggio in Giappone, mentre all'estero questo interesse non è più quello di un tempo. Certo, ci sono ancora i fan appassionati che comprano DVD, bluray etc etc, Yamato Video sta infatti ripubblicando tutti i film di Lupin, in versione integrale e rimasterizzata, ed ha anche ridoppiato (parzialmente almeno) la terza serie, facendo qualcosa che pochi, me incluso, pensavano possibile. Mentre la sesta serie, trasmessa da Italia 2 nel 2022, ha continuato a mostrare numeri piuttosto bassi per quanto riguarda l'Auditel, Lupin Zero, vero e proprio prequel di 6 episodi è stato reso nel frattempo disponible su Amazon Prime Video in esclusiva (e poi ovviamente anche home video). Chissà se i numeri sono stati migliori che in Tv.

Perché è anche una questione di nuove tecnologie in fondo: ormai le nuove generazioni sono poco interessate a vedere video passando dai canali televisivi, preferiscono l'on demand delle piattaforme streaming. Non posso biasimarli troppo, ma non tutte le piattaforme streaming hanno Lupin nei loro cataloghi. Mediaset stessa su Infinity ha solo una manciata di film. Su Prime Video c'è qualcosa in più, ma se si vuole avere accesso a più roba bisogna pagare un'extra mensile. Insomma, una volta si guardava quello che passava "mamma Mediaset" e si era felici, ora invece l'offerta è frammentata e frammentaria: le nuove generazioni si abbonano a Neflix, Crunchyroll e guardano gli anime che sono disponibili su quelle piattaforme, indipendentemente dalla qualità di quegli anime. Non che Mediaset trasmettesse solo capolavori, ovviamente. Ma di sicuro ha trasmesso numerosi classici, insieme alle altre TV private minori, e poi ad MTV fino al 2010 o giù di lì. Perché se oggi si può vedere quasi ogni serie animata prodotta in Giappone in ogni stagione praticamente in simultanea con loro, la maggior parte di queste serie si rivelano alquanto dimenticabili e poco memorabili. Siamo arrivati insomma al punto in cui possiamo guardare tutto, ma non ci rimane in mano nulla. E questo ovviamente non vale solo per le produzioni giapponesi. Si stava meglio quando si stava peggio, con annate intere in cui non arrivavano nuove serie anime, e le censure erano mostruosamente esagerate? Ovviamente no, ma possiamo dire che lo streaming ha anche molti lati negativi, che non sono così scontati.

Poi c'è anche un'altra faccenda piuttosto spinosa: va da sé che gli spettatori più giovani non amano molto i vecchi anime, e con vecchi intendo quelli prodotti più di 20 anni fa, ed in certi casi più gravi anche quelli prodotti prima del 2010. Tutto ciò che è nuovo è per forza migliore di quello vecchio, ciò che è vecchio è ormai obsoleto, è questa la mentalità che ho osservato spesso. Come diceva però Arnold in quel brutto film di Terminator, di sé stesso: "vecchio, non obsoleto". Senza contare che i vecchi anime sono considerati sempre più "problematici" proprio dalle nuove generazioni: una volta ho letto che Ranma 1/2 è una serie omofoba perché il protagonista picchia (una volta) un travestito, o amenità del genere. Qualcuno in America si lamenta puntualmente della mancanza di "diversità" dei personaggi negli anime: grazie al cavolo, quasi sempre si tratta di personaggi giapponesi di anime ambientati in Giappone! Ed in passato c'era molta meno diversità. Il personaggio con la pelle più scura in Ranma 1/2 era il preside, solo che era anche lui giapponese, solo con la pelle molto abbronzata. Al giorno d'oggi il cast principale di una serie animata dev'essere più variegato possibile, si veda il terribile reboot di Scooby-Doo dal titolo "Velma". Lupin III è sempre stato problematico per la maggior parte dei mercati esteri invece: le numerose censure adottate ne sono certamente la prova. Il problema era che Lupin non era certo un anime per bambini, nonostante le sue avventure potessero piacere anche a loro. Parliamo di un ladro donnaiolo incallito in fondo, che non si troppi scrupoli ad uccidere i suoi nemici (in un episodio elimina senza pietà o ripensamenti un gruppetto di piratesse che voleva fargli la pelle, anche se in un altro episodio si rifiuta di uccidere una donna che lo pregava di ucciderla). Censurare un prodotto pensato per un pubblico perlomeno adolescenziale, per trasformarlo in qualcosa per tutta la famiglia è sempre stato uno dei crimini più grandi di Mediaset. D'altro canto però non c'erano molte alternative forse: Ken il guerriero veniva trasmesso su TV private locali senza censura anche ad orari pomeridiani, quindi forse anche Lupin avrebbe potuto godere di questo trattamento di favore all'epoca. I palinsesti degli anni '80 e '90 erano davvero pazzeschi: da un lato gli anime super censurati sulle reti Mediaset, dall'altro anime (quasi) senza censura sui canali locali. Uno che non ha vissuto il periodo non può capire l'assurdità di questa contraddizione. Le TV locali sembravano un luogo senza leggi o regolamentazioni. Non che mi possa lamentare, anzi, avrei voluto più serie animate giapponesi trasmesse da questi canali locali. Quando Ranma 1/2 fu trasmesso da TMC Telemontecarlo la serie fu ridoppiata in maniera oscena e molte scene che prima erano state trasmesse integralmente furono poi censurate. Una cosa simile successe a Saint Seiya quando una ventina di anni fa Mediaset decise di trasmetterla su Italia 1. La scure censoria si abbatté sulle scene più violente ovviamente. Fermi immagine e tagli fastidiosi a profusione. Tuttavia quella ritrasmissione su un canale nazionale significò un revival della serie non indifferente, visto che perfino Giochi Preziosi rimise in vendita le action figure di 15 anni prima. Ovviamente non fu un boom come negli anni '80/'90, però fu senz'altro un discreto successo, se non altro di pubblico.

Il revival di Lupin invece avvenne in Giappone grazie a...detective Conan! Si, quell'odioso nanerottolo che risolve tutti i casi peggio della Signora in Giallo. Eh già, perché nel 2007 (credo) qualcuno ebbe l'idea di fare film crossover tra Conan e Lupin. Lupin fino a quel momento sopravviveva soprattutto grazie agli special televisivi annuali e probabilmente a qualche replica. Il film a me faceva un po' pena, ma non era tanto peggio di alcuni special di Lupin che ho visto di recente. Ma grazie a Conan qualcosa di mosse finalmente, e nel 2012 venne prodotta una delle migliori serie legate all'universo di Lupin, o vero La donna chiamata Fujiko Mine, che prendeva ispirazione a larghe mani dal manga originale e dalla prima serie. In seguito fu prodotta la quarta serie ufficiale (quello di Fujiko era più uno spin-off/prequel), e poi la quinta e la sesta, più recente. In una decina d'anni abbiamo avuto più Lupin che nei 30 anni precedenti! Chissà nei prossimi anni cosa ci aspetta, se continueranno le produzioni animate come in questi ultimi 10 anni, o ci sarà di nuovo un lungo periodo di magra. Difficile a dirsi: diciamo che non è facile realizzare opere sempre fresche ed all'altezza del passato (si veda ad esempio Dragon Ball Super), ma Lupin è certo stato uno dei personaggi che è riuscito a reinventarsi maggiormente in questi ultimi 50+ anni, come e forse anche meglio di serie pluridecennali come Doctor Who (che ormai è in forte declino da tempo). In futuro ci potrebbero essere altri crossover tra Lupin e altri personaggi famosi: il recente film Lupin III vs Occhi di Gatto è certamente un esempio di quello che si potrebbe fare, anche se non è proprio riuscito benissimo. Il prequel Lupin Zero invece ha mostrato sia il padre che il nonno di Lupin all'opera per la prima volta, e questo potrebbe significare una nuova linea narrativa da poter sfruttare. In futuro magari vedremo anche Lupin jr., chissà, una serie sul figlio di Lupin (che per ora esiste solo nel manga).

E mentre mi immagino le nuove storie, sto comunque riguardando quelle vecchie, quelle della terza serie, senza le odiose censure, finalmente come erano state concepite inizialmente. L'unico difetto forse di questa riedizione è che non è stato possibile riutilizzare la prima storica voce di Lupin, quella di Roberto del Giudice, che però appare come extra nella versione censurata degli episodi. Devo dire che per questo "ridoppiaggio" hanno fatto una cosa forse discutibile ma comunque abbastanza comprensibile: hanno lasciato le voci dei personaggi minori o che parlano poco, tipo Goemon, ed hanno eventualmente doppiato con doppiatori che cercano di fare una voce simile i dialoghi mancanti. Ovviamente Lupin, Jigen e anche alcuni altri personaggi hanno ricevuto un doppiaggio nuovo di zecca. Curioso invece il caso di Fujiko: visto che la doppiatrice è sempre la stessa alcune battute sono state ridoppiate, altre sono rimaste le stesse di 30+ anni fa. Questo sistema chiaramente ha i suoi pro ed i suoi contro: ad esempio alcuni nomi dei personaggi minori sono rimasti quelli adattati (malamente a volte) in passato, e anche alcuni dialoghi non c'entrano molto con quelli originali. Ma in compenso abbiamo finalmente la versione integrale non censurata. Abbiamo dovuto aspettare qualche decennio, ma ne è valsa la pena (forse). Credo che i fan di One Piece, Naruto, Bleach, Attacco dei giganti e così via non capiranno mai cosa Lupin ha significato per molti (ormai vecchi) fan, anche se mi auguro che ci siano giovani che apprezzano Lupin come noi (io e la mia generazione) lo apprezzammo all'epoca.

La copertina del primo box della terza serie di recente ridoppiata


martedì 22 agosto 2023

Perché i Cavalieri dello Zodiaco continuano a floppare?

 È ufficiale ormai, il film dal vivo di Knights of the Zodiac è un flop certificato, uno dei più grandi flop del 2023 probabilmente (non in assoluto ovviamente, perché ci sono film che hanno perso anche 100 milioni di verdoni tra spese di produzione e marketing quest'anno).  Com'è possibile che una serie che un tempo era così amata in più o meno tutto il mondo oggi fatichi così tanto? In primis il film dal vivo era oggettivamente una mezza fetecchia, realizzato con un budget ridicolo e con una sceneggiatura fin troppo poco ispirata. Una sceneggiatura simile a quella del reboot/remake anime, non tanto nei contenuti, ma nel discutibile tentati o di "modernizzare" Saint Seiya. Perché è vero che Saint Seiya non è mai stata un'opera tanto profonda o che analizzava più di tanto la psicologia dei personaggi. I personaggi erano quasi dei burattini che si muovevano seguendo i loro forti ideali, né più, né meno. Molti personaggi, incluso alcuni dei "buoni", non avevano nemmeno una loro storia degna di essere raccontata: quasi tutti i cavalieri d'oro, i Gold Saints, non sappiamo quasi nulla di loro. Non sappiamo da chi sono stati allenati, come hanno ottenuto l'armatura, e via dicendo. Negli anni '80 ciò non era molto importante per gli autori manga, specie per Kurumada, che introduceva nuovi nemici nelle sue opere come fossero carne da macello. Non per nulla i cavalieri d'argento sono tra quelli meno ricordati dai fan, perché appaiono giusto il tempo per venire sconfitti, spesso in pochi capitoli. A parte Castalia e Tisifone, rispettivamente maestra ed avversaria prima, ed amante poi, di Pegasus/Seiya. Altri avversari come Abadir o Kanon invece sono molto più memorabili proprio perché Kurumada ci racconta alcuni segreti del loro passato. Ci sono avversari memorabili a prescindere: Deathmask del Cancro è così malvagio da non aver bisogno di flashback sul suo passato. Tanto lo spettatore può immaginare quali nefandezze abbia commesso anche prima di diventare cavaliere d'oro. Confrontando Saint Seiya con un altro manga degli anni '80 come Hokuto no Ken, Ken il guerriero, in cui anche i cattivi godevano almeno di un flashback in cui si mostrava che in fondo non erano sempre stati così cattivi, è chiaro che Saint Seiya potrebbe aver bisogno di una revisione per renderlo un'opera un po' più complessa. Ma quello che succede quando qualcuno vi mette mano è una completa riscrittura della sceneggiatura originale, o comunque uno stravolgimento fin troppo profondo. E quando succede si arriva al punto di cambiare il sesso di Shun/Andromeda solo per avere una ragazza nel team principale. Non dimentichiamo che Saint Seiya è stato scritto negli anni '80, per un pubblico prettamente maschile, che voleva vedere masculi come loro picchiarsi fino a che uno non rimaneva in piedi. Non per nulla non credo di ricordare bambine all'epoca che vedessero Saint Seiya o Hokuto no Ken (forse con Dragon e One Piece le cose cambiarono un po'). Sì I Cavalieri dello Zodiaco avevano protagonisti solo maschili, e nascondevano i volti delle guerriere con delle maschere, perché un po' c'era ancora un po' di velato sessismo forse, ma c'era anche il pretesto dell'identità di Castalia: Pegasus e gli spettatori dovevano credere si trattasse proprio di sua sorella. Un equivoco che è durato per decenni, ma non ha mai portato da nessuna parte.
Dicevamo che Saint Seiya era forse un po' sessista: d'altro canto Athena/Lady Isabel veniva o rapita o si ritrovava impossibilitata a fare alcun che, al massimo poteva aiutare i suoi cavalieri tramite il suo "cosmo". Mi sono sempre chiesto che problema ci fosse se Lady Isabel era quasi sempre la "donzella da salvare", a parte in Hades dove finalmente indossa la sua armatura, e combatte per qualche minuto! Mi sono sempre chiesto che ci fosse di male se i suoi cavalieri volessero lottare per lei. Al giorno d'oggi ad esempio Biancaneve non può essere salvata dal principe, deve salvarsi da sola, o al massimo aiutata da altre donne. Il bello di Kurumada è che scrive manga come se fossimo ancora negli anni '80, quindi in Next Dimensioni Athena è messa fuori gioco in fretta. Il brutto è che ha terminato le buone idee proprio negli anni '80/'90, quando realizzò Bt'X.
Al giorno d'oggi quasi nessuno potrebbe dunque adattare in maniera soddisfacente Saint Seiya per le nuove generazioni: in parte proprio a causa di quella (moderata) vena sessista che percorre tutta l'opera, in parte perché gli sceneggiatori moderni non sono in grado di capire cosa ha reso Saint Seiya veramente popolare. Uno dei motivi per cui i ragazzini sbavavano ad ogni puntata erano le armature: armature sfavillanti (che però in TV non sembravano certo di metallo, ma erano bellissime lo stesso). I colpi speciali gridati poco prima di essere scagliati contro gli avversari, la fratellanza dei protagonisti, che arrivano a sacrificare la loro vita per Atena e per gli altri compagni. Tutte cose che gli sceneggiatori moderni sembrano nemmeno considerare. Ecco perché continueranno a floppare, qualsiasi nuovo adattamento fallirà, perché mancherà di entusiasmare i nuovi potenziali fan. Quando si adatta un'opera vetustà, antica, se si vuole "modernizzarla" in maniera adeguata, bisogna farlo innanzi tutto rispettando l'opera originale e l'autore, specie se ancora vivente. Ma non solo, se si vuole avere chance bisogna anche accontentare i vecchi fan, cosa più facile a dirsi che a farsi.
Si può reinventare una serie, un personaggio in maniera molto radicale, come è stato fatto per Lupin III, che è passato attraverso varie incarnazioni in oltre 50 di vita editoriale e audiovisiva, ma non tutte le serie sono come Lupin, che comunque non ha mai avuto una storia canonica di base, quanto più un collage di storie differenti, messe insieme alla meno peggio. Tanto più che esistono diverse storie delle origini dei vari personaggi. Ma Saint Seiya è uno solo, la serie animata e la serie manga originale, si dovrebbe partire se ore da queste 2 colonne per realizzare un buon remake.
Dicevamo che Saint Seiya è certamente un'opera datata, e che avrebbe bisogno di una "spolveratina", ma questo non vuol dire rivoluzionare completamente la storia. O meglio, si può anche fare, ma bisogna farlo in maniera intelligente.

La versione "femminista" di Saint Seiya.
Sainthia Sho uscì qualche anno fa, come spin-off al femminile di Saint Seiya: il gruppo di protagoniste è infatti paragonabile a quello dei protagonisti della serie originali (con qualche differenza ovviamente). Una serie alternativa che cercava di incastrarsi nella narrazione della serie principale, con successi alterni. Non è stato un flop clamoroso, ma nemmeno quel successo che si sperava: a livello di merchandising infatti sono state realizzate e vendute solo 2 action figure dei personaggi, anche meno della serie Omega. Un flop abbastanza significativo: altre serie animate come Soul of Gold invece hanno permesso di vendere myth cloth a volontà. Perché alla fine è proprio il merchandising che permette a Saint Seiya di esistere ancora. E se una serie non fa vendere il merchandising ad essa collegati è chiaro che non sta funzionando come dovrebbe. Da quel che ne so non c'è nuovo merchandising per il film live action, ma senza dubbio il remake/reboot animato aveva il pupazzame della linea "Anime Heroes", alquanto economico, realizzato probabilmente per un pubblico molto giovane, probabilmente non ha venduto quanto i giapponesi speravano. Attualmente i giapponesi fanno ancora un sacco di soldi con la linea dei Myth Cloth, che presenta armature in metallo ed un prezzo in genere superiore ai 100€, una linea per collezionisti danarosi insomma, visto che se uno vuole comprarli tutti dovrebbe sborsare migliaia di euro. E qualcuno anche lo fa, ovviamente, si tratta di collezionisti adulti, fan di vecchia data ormai, che sono cresciuti con la vecchia serie televisiva, non certo con questi remake o guardando il film live action.
Ma i fan più vecchi hanno ormai più di 40 anni suonati, in qualche caso anche 50 forse, tra una ventina/trentina d'anni (se non prima)  cominceranno ad estinguersi pian piano. Logico che Bandai, Toei e tutti quelli che lucrano sul brand cominciano in po' a cavarsi sotto, se non c'è ricambio generazionale. Kurumada invece se ne frega credo: ormai ha quasi 70 anni il vegliardo, ed ha dimostrato chiaramente che Saint Seiya non è proprio la sua priorità, tant'è che non ha ancora concluso Next Dimension dopo tanti anni. Se continua così Saint Seiya verrà concluso da altri autori, forse anche non giapponesi, chissà. D'altro canto Saint Seiya ha ispirato diverse generazioni di fan in passato, anche se ormai non è in grado più di affascinare le nuove generazioni. Troppa concorrenza forse. Eppure quella schifezza di Dragon Ball Super piace ai bambocci di tutte le età, nonostante la qualità delle storia continui a calare inesorabilmente da decenni.
Riuscirà mai Saint Seiya a tornare grande come 30+ anni fa? Chissà...forse no, ma di sicuro ci vorrà qualcuno che ha un grande rispetto per il materiale originale perché ciò possa accadere.

martedì 17 gennaio 2023

L'inculata degli acquisti di media digitali

 Tanto tempo fa, quando ancora i film non si trovavano in rete, bisognava acquistare per forza una vhs, un laser disc o i primi dvd, il problema del possesso di un media non era stato nemmeno esplorato: uno comprava un supporto fisico, e lo "possedeva" finché funzionava. Di solito con le VHS era un periodo di pochi anni, a seconda di quante volte si rivedeva un film. Ma non era un grosso problema nemmeno quello perché ad un certo punto ci si stufava di vedere per la centesima volta "Mamma ho perso l'aereo". Inoltre era quasi certo che l'avrebbero trasmetto in tv a Natale, così si poteva tranquillamente registrarselo su VHS vergine. Problema quasi risolto, direi.

In seguito, con l'approdo di servizi digitali di noleggio e acquisto di film le cose cambiarono in maniera subdola: per il noleggio non c'erano particolari problemi, giusto qualche limite, ma si pagava un paio di euro, e si aveva poi tempo 48 ore per vedere un film. Non tanto dissimile da noleggi reali. In entrambi i casi non c'era il problema del possesso del media noleggiato, visto che dopo 48 ore il film non era più accessibile. Mentre se uno comprava un film su una piattaforma con DRM (digital rights management), in teoria il film rimaneva di proprietà vita natural durante, o almeno così si credeva, o si sperava.

La realtà però era più complessa, perché nessuno ci ha mai garantito che i server che ospitavano i file sarebbero rimasti attivi, anzi, nelle condizioni di contratto a volte veniva esplicitato che non si aveva diritto ad alcun rimborso nel caso in cui questi server non fossero accessibili per un periodo limitato o illimitato di tempo. 

Insomma le major di Hollywood erano riuscite a convincere molti che acquistare film in formato digitale era il futuro dei media, ma si erano dimenticati di avvisarci di un piccolo dettaglio, ovvero che nemmeno loro potevano garantire che i server dove si trovavano i loro film sarebbero stati disponibili per sempre. Anzi, diciamo che per loro era più conveniente glissare su questo particolare.

Anche perché le major cinematografiche venivano fuori da un periodo in cui la pirateria era imperante: se avessero anche solo parlato dell'eventuale possibilità che gli acquisti digitali non potessero durare per sempre, pochi utenti avrebbero acquistato un licenza temporanea per vedere un film, anche considerando che un dvd/bluray non costava poi tanto di più del film in formato digitale. E sappiamo tutti che i supporti fisici possono durare anche decenni (qualcuno dice da 50 a 100 anni: difficile dire ancora se è vero, di sicuro sono passati più di 25 anni e molti dei primi dvd sono ancora funzionanti).

Nel frattempo, nel mondo della musica, le cose erano molto differenti: in qualche maniera tutti gli store musicali ad un certo punto vendevano musica DRM free, forse perché i lettori mp3 erano così diffusi, e quelli che supportavano solo dei DRM specifici invece non lo erano molto. Ironia della sorte il mercato musicale rispose molto meglio alla pirateria di quanto non fece quello cinematografico e televisivo. Non che la pirateria musicale calò di molto grazie a questa mossa, ma ancora oggi si possono comprare file musicali senza alcuna protezione specifica, che possono essere riprodotti su qualsiasi dispositivo senza che questo debba controllare una licenza su un server. 

Per i film, invce, i drm e le protezioni sono sempre state all'ordine del giorno, anche su disco. In un certo periodo dei primi anni 2000 però qualcuno si mise a commercializzare dvd con film DiVX al loro interno. Era una strategia interessante, ma non ebbe moltissimo seguito, anche perché i lettori DiVX forse non erano molto diffusi all'epoca: molta gente aveva solo lettori dvd o Playstation 2 attaccate ai televisori, mentre il pc di casa non era in genere attaccato alla tv.



L'esperimento quindi durò un tempo limitato. Nel frattempo si continuavano a produrre dvd prima e bluray/HD DVD poi (questi ultimi durarano MOLTO poco, ovviamente), ed incominciò a farsi strada lo streaming video, con l'aumentare della banda disponibile. Credo di aver comprato/noleggiato i primi film sul Google Play Store circa 10 anni fa, forse anche un po' di meno. Hanno pure regalato un po' di film al tempo, oppure mettavano il noleggio a 50 cents/un'euro. Non male per chi voleva vedersi un filmetto in tranquillità senza dover cercare su siti equivoci. In fondo era più sicuro e più comodo. E quindi era inevitabile che molte persone cominciassero ad acquistare anche i film su queste piattaforme, magari nel periodo in cui c'era qualche offerta. Ovviamente la pirateria continuava a prosperare. Sembrava non ci fosse mai fine, finché arrivò Netflix. Netflix propose una formula semplice: ALL YOU CAN SEE, ad un prezzo mensile inferiore a quello di un solo film. Era qualcosa di inaudito per l'epoca. Piattaforme simili, ma con meno contenuti, costavano anche decine di euro al mese, come la tv via cavo statunitense, ma soprattutto non era on-demand. Era come la tv classica. La rivoluzione netflixiana prese in contropiede utenti e major cinematografiche, che videro una piattaforma crescere in maniera vertiginosa quasi dal nulla.

Quasi, perché Neflix in realtà noleggiava dvd via posta da un sacco di tempo prima di approdare allo streaming. In ogni caso le major si morsero le mani, perché avrebbero potuto creare loro le loro piattaforme streaming e guadagnare 10 euro al mese dall'abbonamento. Ma non ci avevano mai creduto veramente. Ora che qualcuno faceva BIG MONEY con i loro contenuti, tutti volevano una fetta della grande torta. Così sono poi nate le diverse piattaforme streaming che esistono oggi, e chissà quante sopravviveranno domani.

In ogni caso, se Netflix aveva trovato il successo, altre piattaforme cercavano di trovare la loro nicchia per almeno andare avanti: chi non poteva creare contenuti originali doveva per forza acquistarli dai vari produttori, e questo poteva essere abbastanza costoso. Inoltre una piattaforma per avere successo deve avere una marea di contenuti disponibili, altrimenti ha fallito in partenza.

Ho visto diverse piattaforme digitali chiudere i battenti negli ultimi 20 anni: alcune erano molto piccole, altre invece come Google Play Music sembravano "troppo grandi per fallire" (e difatti Google non è fallita, ha solo dismesso il servizio Play Music, che pure era buono).

Così nel corso degli anni ho comprato diversi "beni digitali", non ponendomi nemmeno il problema se sarebbero "durati" nel tempo. Pensavo che fosse scontato che li avrei avuti a disposizione per 10,20, forse anche 30 anni, Nel frattempo forse me ne sarei dimenticato, Ma pensavo fossero eterni, fossero sempre lì, se li volevo. 

Invece di recente ho visto questo:

 In pratica dice che "sono stati 9 anni bellissimi, ma dobbiamo chiudere i battenti. Avete tempo fino al 31 gennaio per vedere i vostri video, poi bye bye!".

Ecco, insomma non il massimo. E per fortuna che l'ho scoperto in dicembre, così ho potuto fare qualcosa in merito, almeno fare un elenco dei video che avevo comprato, cercare il "backup" in rete. Nulla di impossibile ovviamente, ma è comunque una seccatura, perché prima questi video erano disponibili da qualsiasi dispositivo in qualsiasi luogo, adesso invece sono legati alla loro posizione in un dispositivo specifico (a meno di non caricarli sul cloud, ma lo spazio cloud costa!).

Ma sia quel che sia questo è uno dei peggiori lati negativi di avere un servizio solo digitale: in passato esisteva anche un cloud realizzato da TIM, Parliamo solo di 5/6 anni fa, porte poco di più, ma chi se lo ricorda? 200GB a 6,95 euro al mese, non poco, anche perché proprio nel 2017 Apple ritoccò al ribasso il suo iCloud, arrivando dunque a 2,99 euro al mese proprio per 200GB. Chi era il pazzo che avrebbe pagato più del doppio del prezzo di Apple? E così TIM Cloud durò molto meno di quello che la ex Telecom avrebbe sperato. Posso immaginare che i pochi utenti che lo utilizzavano almeno hanno potuto salvare i dati caricati sul cloud, però rimane una seccatura.

Peggio forse fu la sorte di Megaupload, Utilizzato in prevalenza per caricare file illegali, tuttavia un certo numero di persone lo utilizzava anche per il backup di file. Una volta bloccato i server dalle autorità statunitensi tutti i file caricati non erano più disponibili a nessuno (tranne le autorità stesse ovviamente). 

Chi ci assicura insomma che i dati che oggi sono disponibili sul cloud ci saranno ancora domani??
NESSUNO, ecco chi. perché le aziende possono terminare in qualsiasi momento gli account delle persone, anche di quelle che pagano per un servizio. E' come se voi pagaste l'affitto del vostro appartamento, e tutto d'un tratto arrivasse il padrone di casa, mentre dormite, e vi sbattesse subito fuori. Non male, eh?

Ecco perché è meglio non comprare troppo materiale digitale, si rischia di bruciarsi peggio di quello che uno immagina!

Ed ovviamente non si può nemmeno vendere un proprio account digitale a terzi, perché legato alla persona che l'ha aperto. Ma se io ho un account Nintendo pieno di giochi, e non sono più interessato a giocare con la mia Switch, perché non potrei vendere quell'account? Se posso vendere i giochi in formato fisico, dovrei poterlo fare anche in formato digitale. ED INVECE NO. Una bella ingiustizia, a mio avviso. Invece Nintendo può terminare il vostro account se rileva attività sospette. Qualunque cosa sembri sospetta.

E dopo le multinazionali si domandano perché la pirateria è ancora così attiva...CI CREDO! Se dopo aver speso migliaia di euro in beni digitali si rischia di rimanere con un pugno di mosche allora BEN VENGA LA PIRATERIA.

lunedì 2 gennaio 2023

Perché il BLACKWASHING è nocivo quanto il WHITEWASHING

 Tanto tempo fa (ma nemmeno poi tante decadi fa, in fondo), la popolazione di colore viveva segregata ed ai margini della società americana. I bianchi li avevano sfruttati come schiavi fino ai primi del '900 in una maniera o nell'altra, ma soprattutto continuato a sfruttarli anche per molto tempo dopo che la schiavitù era stata finalmente abolita nel 1865. Per oltre 100 anni i neri d'America erano comunque ancora in uno stato di subordinazione, in generale, rispetto ai bianchi. Era un periodo insomma in cui i neri erano immancabilmente poveri e non avevano accesso ad istruzione e buone carriere. Ciò includeva anche quella di attore ovviamente, tant'è vero che non era strano vedere un attore bianco interpretare uno nero dipingendosi semplicemente la faccia ed il corpo di pittura scura. Era la tipica BLACKFACE, ovvero una persona bianca si "traveste" da persona di colore. Ho visto anche alcuni western in cui un'attrice bianca si dipingeva la faccia in maniera da sembrare indiana (d'America), con risultati non sempre eccezionali.

Erano altri tempi, anni '60 per lo più. In quegli anni il razzismo negli USA era ancora piuttosto forte (lo è ancora in una certa misura ovviamente, ma guardando la moltitudine di attori, attrici, cantanti, atleti e via discorrendo personaggi famosi di colore è chiaro che le cose sono NOTEVOLMENTE cambiate), si tendeva ad escludere le minoranze dallo show business.

Poi, con le proteste per i diritti civili le cose cominciarono a cambiare. Negli anni '70 ci fu un fiorire di film con attori di colore protagonisti, ed anche nei fumetti cominciarono ad apparire diversi personaggi di colore (ad esempio STORM - TEMPESTA apparve nel 1975, ed è tuttora un personaggio molto amato dal pubblico. Con il tempo furono aggiunti sempre più personaggi di colore e appartenenti alle minoranze, la maggior parte probabilmente negli 10-20 anni però. E qui cominciò un certo problema.

25 anni fa cominciarono a venir prodotti moltifilm dai comics supereroistici. All'inizio non ci furono troppi problemi: film come BLADE, X-MEN ed altri vennero prodotti e trovarono un certo successo. Il problema però era che i supereroi classici erano troppo "bianchi". Supereroi come Batman, Superman, Capitan America erano stati creati negli '30/'40, quando praticamente si realizzavano albi solo per il pubblico anglosassone. Questo rischiava di essere un ostacolo agli occhi dei produttori di Hollywood, che cavalcavano sempre l'onda dei cambiamenti sociali (ma solo se potevano trarne vantaggio economico, ovviamente). Il pubblico sembrava chiedere più storie "inclusive", ma la maggior parte dei supereroi e villain famosi erano bianchi. E così si fece quello che venne ritenuta una mossa "saggia", ovvero si trasformarono i personaggi ed a volte le storie.

Uno dei primi casi fu il film di CATWOMAN in cui la bionda Michelle Pfeiffer fu sostituita dall'ottima, dalla pelle d'ebano, HALLE BERRY (che pure vinse un RAZZIE AWARD per la sua interpretazione).

Il difetto principale di quel film era la sceneggiatura, ma anche il fatto che un personaggio era stato cambiato radicalmente non era un buon segno. Tra l'altro non era il primo esempio di attore nero che andava ad interpretare un personaggio orginariamente bianco: era già successo l'anno prima nel film DAREDEVIL. Anche in questo caso l'attore era comunque molto valido, ma si trattava di un cambiamento assolutamente non necessario. Ma all'epoca nessuno ci fece molto caso, in fondo i 2 film erano comunque bruttini. 

Tuttavia Hollywood aveva preso nota: il pubblico non detestava il BLACKWASHING, anzi, sembrava approvare questi cambiamenti, soprattutto il pubblico più giovane che non aveva ancora letto o visto i comics o le serie animate originali.

Il pubblico generalista chiedeva infatti più rappresentazione delle minoranze (cosa sacrosanta, ci mancherebbe) nelle opere di fantasia. Purtroppo Hollywood recepì il messaggio in maniera fin troppo letterale: avrebbero dovuto aumentare il numero di personaggi di colore AD OGNI COSTO, anche se avrebbe voluto dire stravolgere i personaggi stessi.

Qualcuno dirà: "ma in fondo che importanza ha se tale personaggio è bianco o nero? L'importante è che la storia sia decente, no?"

Sicuramente c'è del vero in questo, ma come molti si arrabbiavano a vedere un Otello interpretato da un attore bianco, perché non dovrebbe essere lo stesso per Catwoman o Kingpin?

Il blackwashing non si limita a personaggi di fantasia, ma in tempi recenti si è allargato anche a personaggi storici, creando qualcosa di piuttosto ridicolo a mio avviso, un effetto che dovrebbe essere anti-razzista ma nasconde un razzismo insito piuttosto subdolo e malevolo. Grandi personaggi della storia europea diventano di colore solo perché non c'erano molti personaggi di colore famosi all'epoca. In tutta la storia giapponese ad esempio c'è solo un personaggio storico di colore che ha lasciato il segno nel paese (anche perché il Giappone era piuttosto "chiuso"), un samurai che divenne noto con il nome di YASUKE



Da un punto di vista strettamente sociologico è anche naturale che le minoranze siano interessati a vedere sè stessi sul grande e piccolo schermo, questo non è certo qualcosa di sorprendente. Ciò che sorprende è la quantità di personaggi secondari che sono stati sottoposti al BLACKWASHING in questi ultimi anni, incluse la sirenetta Disney.

Molti fan del vecchio film hanno trovato la scelta dell'attrice per la versione live action molto discutibile. Ovviamente una fiaba può essere rimaneggiata quanto si vuole, purché sia nel PUBBLICO DOMINIO si possono fare versioni alternative. Nessuno obbliga nessuno a mantenere la storia ed i personaggi originali (eppure ci furono diverse critiche quando i giapponesi crearono una versione GENDERSWAP di REMI, il bambino senza famiglia negli anni '90).

La cosa divertente è che Hollywood potrebbe tranquillamente creare progetti originali con personaggi di colore, e lasciare stare i personaggi "vecchi", ma preferiscono invece operare cambiamenti che non sono sempre giustificati o giustificabili. 

E poi ovviamente ci sono migliaia di migliaia dei cosiddetti "fan edits", ovvero reinterpretazioni non ufficiali di personaggi famosi, con risultati spesso ridicoli e talvolta osceni.


A che servono cose del genere? A chi servono queste reinterpretazioni? Non è un'offesa all'autore originale? Ed anche se l'autore originale fosse d'accordo, cosa anche possibile, qual è il senso di tutto ciò? Quando c'era un personaggio di colore in un'opera NON ho mai pensato nè voluto che fosse bianco, come me.

ORA, mi rendo conto che in passato c'è stata una penuria di personaggi di colore o anche asiatici nei film, anime, cartoni animati etc etc...PERO' NON E' COSI' CHE SI METTONO A POSTO LE COSE.

ANZI. Così facendo si creano ancora più divisioni all'interno del fandom. Divisioni che vengono scambiate per razzismo, OVVIAMENTE, ma la spiegazione è una ed una sola: i fan di vecchia data vogliono che un certo personaggio rimanga il più possibile uguale a come l'hanno conosciuto. Ecco perché quando vengono prodotte cose del genere i fan insorgono:



Questa è la versione "moderna" di Scooby Doo e della sua gang, ovviamente senza il cane, e con Velma protagonista. Shaggy è diventato nero, Daphne asiatico-americana e Velma tipo indiana dell'India, non è chiaro, Solo Fred è rimasto il tipico bamboccio bianchiccio, ma non temete, pare che non sia come sembra, Fred ha un segreto, che preferisco non spoilerare, ma probabilmente farà incavolare molti fan della serie originale.

Ora, possiamo prendere questa serie come una serie alternativa, in fondo stanno continuando a produrre altre opere collegate a Scooby Doo con i personaggi di sempre, tuttavia sarebbe stato meglio produrre qualcosa di originale, o uno spin-off con nuovi personaggi, no?

Aspettate, era già stato prodotta una serie del genere:


Con MIKE TYSON, una ragazza asiatica, un fantasma omosessuale (perché no?) ed un piccione parlante! Ovviamente questa era una serie originale ispirata a Scooby Doo, ma divertente, con un cast multietnico (cioè, c'è pure il piccione!), con MIKE TYSON protagonista...Cosa volete di più??

Io adoro serie del genere, perché dimostrano che gli scrittori sono in grado di innovare anche concetti vecchi come il mondo (Scooby Doo è una serie iniziata negli '60 in fondo...), ciò che invece DISPREZZO è quando prendono una serie nota, cambiano i personaggi principali solo per soddisfare chi quel prodotto non lo guarderà nemmeno.

Nessuno si è lamentato di Lilo & Stitch molti anni fa perché la protagonista era una bambina delle Hawaii, nessuno si è lamentato che la protagonista di Moana/Oceania era una nativa della Polinesia. ANZI, finalmente si cercava di produrre qualcosa da miti poco conosciuti in occidente. Ci sarebbero molti miti africani da esplorare, ma Disney dorme. Meglio fare BLACKWASHING e risparmiare tempo e denaro.


Meglio una brutta copia della sirenetta originale, piuttosto che una bel film basato su miti africani. 

E poi ci sarebbe da parlare del revisionismo storico di THE WOMAN KING, ma di questo ne parlerò forse in futuro, però è interessante come il messaggio che DEVE passare sia "uomo bianco cattivo, uomo (o donna) di colore buono", pure se si parlava di un regno africano che praticava la schiavitù come molti schiavisti europei ed americani.

martedì 9 ottobre 2018

Venom (2018) - la recessione

"We are Venom" diceva appunto Venom negli anni '90, poi ripreso da Groot con "I am Groot" molti anni dopo. Venom è uno dei nemici di Spiderman più fichi e più famosi, anche più di Green Goblin e del Dottor Octopus, perché Venom oltre ad essere forte e minaccioso era capace di magnarsi le persone vive (solo nei comics purtroppo, nei cartoni non glielo facevano fare per ovvie ragioni!), pareva quindi scontato che prima o poi fosse inserito in un film di Spiderman: accadde infatti in Spiderman 3 di Sam Raimi, ma il risultato fu così scadente che fece naufragare addirittura ulteriori film di Spidey, e Raimi lasciò per sempre la regia di cinecomics purtroppo. In seguito si discusse a lungo di reintrodurre l'iconico anti-eroe nei film di Spiderman, ma ciò non avvenne. Dopo i discutibili Amazing Spiderman ed il ritorno (momentaneo?) del personaggio in casa Marvel/Disney si cominciò a sentir parlare di un fantomatico film "solista" di Venom. Molti fan del personaggio insorsero, visto che senza Spiderman realizzare un film di Venom pareva una follia, una blasfemia quasi. Personalmente l'idea non mi sembrava così campata per aria: considerando infatti che Venom è apparso anche in serie fumettistiche anche da solo (ad esempio Venom - Lethal Protector), in veste di anti-eroe  soprattutto. Chiaro che molti fan che conoscono le origini di Venom legate a Spiderman hanno storto il naso, ma non bisogna dimenticare che gli universi fumettistici e quelli cinematografici possono differire notevolmente. Senza contare che anche nei fumetti le origini di alcuni personaggi vengono riviste più e più volte con il passare del tempo, quindi nulla è immutabile (a meno che non ci sia un solo autore che decida per quel personaggio).

In ogni caso le polemiche riguardo al film erano parecchie già prima dell'uscita del primo trailer, e l'uscita del teaser-trailer chiaramente non le ha placate più di tanto.


Pochi giorni prima dell'uscita effettiva al cinema sono uscite le prime recensioni, tutte (o quasi) disastrose! Chiaramente se la maggior parte dei critici boccia un film, un libro, un videogame o quant'altro ciò non vuol dire che sia per forza qualcosa di abominevole, e viceversa se loda un'opera senza risparmiarsi non vuol dire nemmeno che sia un capolavoro immortale. Ecco perché avevo i miei dubbi, dopo aver visto i trailer e aver letto e visto le varie recensioni pensavo tra me e me che in fondo in fondo dovevo comunque vederlo per essere sicuro dell'effettiva qualità di questo lungometraggio.

2 ore dopo qual è dunque il responso? Diciamo subito che Venom NON è un capolavoro tipo Logan purtroppo, nè arriva alle vette di follia di Deadpool (2), per quanto ci provi ripetutamente. Ma, sorpresa sorpresa, non è nemmeno un film da buttare via.
La domanda che dobbiamo porci è se vale la pena spendere 10 euro per questo film o è meglio aspettare che arrivi a noleggio e spenderne un paio. La risposta potrebbe non essere banale...
Come detto Venom non è un capolavoro, non è nemmeno un film da 9, forse nemmeno da 8, però merita di essere visto, perché c'è Tom Hardy, ci sono alcune scene piuttosto divertenti, gli effetti speciali non sono malvagi, ed in generale è molto meglio di quel disastro noto come Justice League (che pure aveva un paio di scene decenti).
In generale ci sono 3 motivi per andare a vedere Venom al cinema:
1) non avete altro da fare e volete vedere un film di azione, qualsiasi film!
allora Venom è perfetto per voi.
2) vi piace Tom Hardy come attore
allora Venom è perfetto per voi.
3) vi piacciono i cinecomics e siete disposti a chiudere un occhio su una sceneggiatura non stellare e su effetti speciali non perfetti
allora Venom è il film perfetto per voi, e dovete vederlo al cinema!

Se invece siete super-appassionati del MCU, amate Spiderman alla follia e via dicendo forse è meglio che questo film lo vediate in seguito (o non lo vediate affatto).

LA STORIA (SPOILER ALERT)
Venom comincia con un'astronave che torna sulla Terra: come nei più classici della fantascienza l'astronave si schianta, e sopravvive solo un astronauta, che però è come posseduto da qualcosa. Quel qualcosa è ovviamente un simbionte, che cambia corpo poco prima che il suo ospite muoia. La scena cambia e seguiamo ora il protagonista del film, Eddie Brock, famoso reporter che vive sulla cresta dell'onda, ha una bella ragazza (Michelle Williams), è stimato da colleghi e dal suo capo. Il punto di svolta nella sua vita avviene quando va ad intervistare il CEO della Life Foudation: Brock ha infatti scoperto che la Life Foundation sta effettuando sperimentazioni su esseri umani, sperimentazioni che hanno portato alla morte di alcune persone. Il CEO non è molto contento di rispondere a queste domande inopportune, e chiude l'intervista frettolosamente. Il giorno dopo Eddie si ritrova licenziato in tronco, la fidanzata lo lascia (perché è stata licenziata pure lei che lavorava per la Life Foundation). Nel frattempo vediamo che nei laboratori Garnier della Life Foundation stanno facendo esperimenti con i simbionti recuperati dall'astronave precipitata di cui sopra, prima su un povero coniglietto, poi anche su un essere umano, che finisce per rigettare il simbionte e morire. Una delle scienziate che lavora al progetto è piuttosto scossa dalla cosa, e quando incontra casualmente Eddie gli spiffera tutto, per fare in modo che la follia venga fermata (denunciare tutto alla polizia no?). Eddie da buon giornalista fiuta lo scoop, ma le cose non vanno come aveva preventivato: finisce per divenire ospite di un simbionte, e riesce a sfuggire per un pelo dal laboratorio della Life Foundation. Eddie comincia ad avere allucinazioni ed a sentire voci, e chiede aiuto alla sua ex-ragazza, che adesso sta con un medico (che fortuna!). Nel frattempo il CEO cattivo della Life Foundation scopre che la scienziata ha aiutato Eddie Brock ad entrare nel laboratorio, e viene esposta all'ultimo simbionte esistente. La fusione purtroppo non riesce, e sia la scienziata che il simbionte periscono (peccato, sarebbe stato interessante vedere un altro simbionte combattere). Il CEO (che di nome fa Drake), manda una squadra di mercenari a recuperare Eddie Brock e l'ultimo simbionte che si suppone ancora vivo, ma Venom si scatena permettendo a Brock di sfuggire la cattura. In seguito viene contattato dalla sua ex-ragazza e portato dal suo attuale fidanzato, che gli rivela che per qualche motivo i suoi organi interni si stanno danneggiando. Eddie comprende che è colpa del simbionte, e grazie alla risonanza magnetica riesce a separarsi dallo sgradito ospite. Purtroppo per lui gli uomini di Drake arrivano in ospedale e lo catturano. Nel frattempo il simbionte che era scappato all'inizio del film si fonde con Drake, e lo convince a recuperare tutti i simbionti ancora dispersi nello spazio e portarli sulla Terra grazie alla potenza economica della Life Foundation. Chiaramente sarebbe un disastro per il pianeta! Drake poi ha un colloquio con Eddie catturato: gli chiede dove si trovi il suo simbionte, ma Eddie gli risponde che ormai si è diviso da lui, e comunque anche se lo sapesse non glielo direbbe. Drake comprende che oramai Brock non gli serve più, e lo fa portare nei boschi per farlo eliminare: quando le cose volgono per il peggio però arriva un simbionte dalle fattezze femminili, che altri non è che l'ex-fidanzata di Eddie! Venom riprende così possesso del corpo di Eddie, e gli rivela di voler fermare i folli piani di Drake e Riot (il simbionte che ha preso possesso del corpo di Drake), perché anche lui in fondo è un perdente come Brock, e non vuole che la Terra diventi di proprietà dei suoi simili. In un ultimo duello con Riot, Eddie e Venom riescono a far esplodere la sonda che doveva portare i simbionti sulla Terra, uccidendo così il simbionte. Tutti pensano che anche Venom sia morto nell'esplosione, invece è ancora con Eddie, e pare si sia ambientato bene sulla Terra tanto che Brock usa i suoi poteri per fare il vigilante.
Nella scena mid-credits Eddie va in un carcere di massima sicurezza ad intervistare un pluriomicida molto pericoloso, di nome Cletus Kasady. Kasady parla poco, ma gli dice che presto ci sarà un "massacro" (Carnage in inglese)
FINE SPOILER

E così si conclude uno dei film più criticati dell'anno, roba che in confronto Suicide Squad era stato quasi osannato dalla critica. Alcuni critici hanno posto delle obiezioni interessanti e fondate nei confronti di questa pellicola, altri si sono limitati a dire che la sceneggiatura faceva acqua da tutte le parti, se non addirittura che non ci fosse nemmeno una sceneggiatura! NO signori, motivazioni come i "buchi di sceneggiatura" in questo tipo di film lasciano il tempo che trovano, anzi lasciano il tempo che trovano in molti altri film. Mi fanno ridere gli "addetti ai lavori" che criticano un film per queste ragioni, e non si lasciano trasportare dalla assurdità delle situazioni. Venom è infatti un film assurdo, in senso buono chiaramente, che a volte si prende un po' troppo sul serio ed a volte no, ma non per questo è un brutto film. E non è certo un brutto film perché non segue le linee guida del MCU di Disney/Marvel o perché pare un po' troppo raffazzonato a un certo o ad un altro critico.
La verità è che si possono apprezzare film o opere non perfette comunque, non è che bisogna per forza vedere solo film da 9 e 10, allora nei cinema non uscirebbe più quasi nulla!
Insomma critici, smettete di rompere le balle, e cercate di divertirvi un po' di più!